{"id":19045,"date":"2026-04-27T11:38:44","date_gmt":"2026-04-27T09:38:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=19045"},"modified":"2026-04-27T11:38:45","modified_gmt":"2026-04-27T09:38:45","slug":"poverta-lavoro-povero-azione-sindacale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=19045","title":{"rendered":"Povert\u00e0, lavoro povero, azione sindacale"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>L&#8217;ANALISI DEL SEGRETARIO GENERALE MIRCO SCACCABAROZZI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da sempre, per la CISL, contrasto alla povert\u00e0 ha significato l\u2019assunzione di una responsabilit\u00e0 collettiva per la tutela dei diritti delle persone, convinti come siamo che fronteggiare la povert\u00e0 significa occuparsi di un fenomeno che, ben lungi dall\u2019essere marginale, si intreccia strutturalmente alle esistenze individuali e alle comunit\u00e0. Pur nelle sue diverse forme, la povert\u00e0 ha una costante: si riproduce in assenza di politiche idonee, reiterate temporalmente e connotate dalla difesa dei diritti. Nell\u2019alveo della nostra azione pi\u00f9 diretta, possiamo certo affermare che laddove il mercato del lavoro \u00e8 fonte di precariet\u00e0 piuttosto che di sicurezza, l\u2019accesso alla casa si trasforma in privilegio, i servizi territoriali non riescono addirittura a intercettare se non a far fronte alle difficolt\u00e0 della popolazione fragile, la povert\u00e0 non solo si radica ma si espande rapidamente. Tutto ci\u00f2 rinvigorito anche da una comunicazione mediatica che deforma a bella posta la realt\u00e0, riduce a semplice, se non a mero slogan, la complessit\u00e0 dei vissuti e punta il dito accusatore millantando una moralit\u00e0 d\u2019accatto. Emblematico \u00e8 l\u2019iter del reddito di cittadinanza, al netto di qualsiasi valutazione sul merito. La sua abolizione da parte dell\u2019attuale Esecutivo ha sicuramente fatto leva anche su un\u2019opinione pubblica sistematicamente aizzata contro i numeri smodati dei percettori fraudolenti. Il dato di realt\u00e0 comunica altro. Come illustrato dal III Reparto Operazioni delle Fiamme Gialle agli inizi del 2025, nei quasi cinque anni di vigenza del provvedimento, rispetto alla media di 3,3 milioni di percettori, 62.215 sono stati quelli segnalati alle procure, pari all\u20191,8%, per un ammontare di 665milioni di euro percepiti senza averne diritto e pari all\u20191,9% degli stanziamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occupazione su base annua sale, il dato \u00e8 incontrovertibile. E la disoccupazione scende. Anche questo non si pu\u00f2 contestare. Le cifre le fornisce l\u2019Istat. Nondimeno l\u2019aumento \u00e8 sintesi di un calo di 57mila occupati tra i giovani fino a 34 anni e di un aumento di 370mila occupati nella fascia d\u2019et\u00e0 over 50.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espansione occupazionale non riesce a includere adeguatamente n\u00e9 giovani n\u00e9 donne, questo uno dei nodi davvero critici da sciogliere. Anche a fronte del supporto messo a disposizione del PNRR, il fatto che l\u2019Italia continui a rimanere il fanalino di coda europeo per tasso di occupazione, sia generale che giovanile e femminile, \u00e8 un segnale inquietante.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto ai non occupati una ulteriore considerazione. Se per un verso il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico, per altro questo trova una spiegazione anche grazie al fatto che quanti non cercano pi\u00f9 attivamente un lavoro, peraltro in aumento, si collocano dunque nel segmento dell\u2019inattivit\u00e0. Situazione che investe particolarmente le donne. Molte disoccupate cessano la ricerca di lavoro per oggettiva difficolt\u00e0 e quindi transitano nel conteggio degli inattivi. Vivendo situazioni spesso critiche sul piano familiare, come \u00e8 il caso delle cosiddette famiglie sandwich, alle prese a un tempo con minori e anziani, per costoro scatta la stessa trappola subita dai disoccupati di lunga durata: maggiore \u00e8 la permanenza fuori dal mercato, meno probabile \u00e8 il rientro. Giovani donne e chi vive al Sud, oltre alle criticit\u00e0 nell\u2019accesso al lavoro, soffrono maggiori difficolt\u00e0 anche quando trovano lavoro, con salari ridotti e\/o poche ore di lavoro. Si pensi in particolare a quell\u2019ampio segmento di part time, spesso involontario, che rappresenta pi\u00f9 del 50% del tempo parziale femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>mercato del lavoro in Provincia di Monza Brianza prevede 4.680 entrate<\/strong> complessive nel mese corrente, con una riduzione di 550 unit\u00e0 nel confronto a distanza con il medesimo periodo dello scorso anno, e una ulteriore variazione negativa di 1340 unit\u00e0 nel confronto trimestrale aprile-giugno. <\/p>\n\n\n\n<p>Non distante la situazione a <strong>Lecco e provincia: le entrate complessive nel mese corrente sono 2.050<\/strong>, 100 in meno dello scorso anno e con un lievissimo aumento pari a 30 unit\u00e0 nel confronto trimestrale aprile-giugno.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo un terzo dei nuovi contratti sar\u00e0 stabile (<strong>33% a Monza Brianza, 27% a Lecco)<\/strong>, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 70% dei casi saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita); per una quota pari al <strong>30% <\/strong>interesseranno <strong>giovani con meno di 30 anni<\/strong> (<strong>33% Monza Brianza, 31% Lecco<\/strong>); per una quota pari al <strong>29% a Monza Brianza<\/strong> e al <strong>26% a Lecco <\/strong> le imprese prevedono di assumer <strong>personale immigrato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema occupazionale interseca quello della <strong>povert\u00e0 lavorativa<\/strong>, ovvero la condizione di coloro che, secondo la definizione Eurostat, pur essendo occupati per pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019anno hanno un reddito familiare al di sotto della soglia di povert\u00e0. Tale status tocca in media il 10% dei lavoratori europei e quasi il 12% di quelli italiani<strong>.<\/strong> Vanno per\u00f2 evitate semplificazioni, nel senso che di fronte alla povert\u00e0 lavorativa il mercato del lavoro non pu\u00f2 essere considerato uno spazio omogeneo, come se vi fosse un solo tipo di lavoratore povero e che il rischio di trovarsi in questa condizione fosse dettata solo da caratteristiche del lavoratore (ad es. il basso titolo di istruzione) o del nucleo famigliare (ad es. la presenza di molti minori a carico o di un solo percettore di reddito). Per inciso, la definizione ufficiale di Eurostat di lavoratore povero, che produce statistiche utilizzate poi per definire le politiche di contrasto, se da un lato ha il pregio di considerare il fatto che il salario individuale va valutato rispetto ai bisogni non del solo lavoratore ma del nucleo familiare, con adulti e minori a carico, dall\u2019altra cela la fragilit\u00e0 della posizione sul mercato del lavoro di quei lavoratori (ma pi\u00f9 spesso lavoratrici) che fuori da quel nucleo sarebbero poveri poich\u00e9 ricevono un basso salario. Inoltre, considerare come lavoratori solo quanti lavorano per almeno sette mesi l\u2019anno, significa \u2018escludere dal denominatore\u2019 del calcolo della in-work poverty rate proprio coloro che sono pi\u00f9 esposti al rischio di basso salario perch\u00e9, a causa della frammentariet\u00e0 dei contratti, lavorano pochi mesi all\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quattro sono i profili di lavoratori vulnerabili e sottorappresentati<\/strong> (vulnerable and underepresented persons \u2013 VUP) sia nel dibattito pubblico, sia nelle statistiche ufficiali. La vulnerabilit\u00e0 ha a che vedere non solo con il basso salario in s\u00e9, ma\u2014come appena ricordato\u2014anche con la durata dei contratti (fino al caso estremo del lavoro a chiamata) e l\u2019intensit\u00e0 lavorativa. La \u2018sotto-rappresentanza\u2019 mette invece in luce la persistente difficolt\u00e0 di estendere i diritti riconosciuti dai contratti collettivi nazionali al lavoro dipendente \u2018standard\u2019 alle categorie di lavoratori che hanno iniziato a popolare il mercato del lavoro dalla fine degli anni ottanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>primo profilo<\/strong> include i <strong>lavoratori \u2018standard\u2019 in settori a basso salario<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>secondo profilo<\/strong> concerne i cosiddetti <strong>lavoratori autonomi \u2018economicamente dipendenti\u2019<\/strong>, ovvero lavoratori eterodiretti, prevalentemente <strong>dipendenti da un committente e \u2018falsi\u2019 autonomi<\/strong>. Il comun denominatore di queste fattispecie \u00e8 il basso livello di tutela (ad esempio per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali) rispetto al lavoro subordinato, nonostante queste posizioni (proliferate a seguito delle riforme volte a deregolamentare il mercato del lavoro a partire alla fine degli anni novanta) condividano molte caratteristiche proprio con il lavoro subordinato.<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>lavoratori \u2018atipici\u2019 (o \u2018non standard\u2019) che hanno contratti a termine o part-time<\/strong> (sia volontario che involontario) incarnano il <strong>terzo profilo<\/strong>. La questione principale in questo caso \u00e8 l\u2019intensit\u00e0 lavorativa, in termini di ore lavorate e mesi lavorati nell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ultimo profilo<\/strong> raggruppa <strong>lavoratori a chiamata e occasionali e lavoratori delle piattaforme<\/strong>. Questo tipo di lavori dovrebbe rispondere a esigenze marginali e residuali del mercato del lavoro e nei fatti interessa una piccola quota degli occupati (la cui dimensione \u00e8 per\u00f2 difficile da stimare), ma dovrebbe essere al centro del dibattito sulla regolazione, considerando i processi di automazione e digitalizzazione in atto nella maggior parte dei paesi europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che in molti casi la lavoratrice o il lavoratore appartengano a pi\u00f9 di una delle categorie profilate rende molto complesso il disegno di politiche efficaci.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia non esistono politiche specificamente dedicate a combattere il lavoro povero. Alcune delle misure esistenti hanno un effetto indiretto sulla povert\u00e0 lavorativa integrando i redditi individuali\/familiari. Tuttavia, come gi\u00e0 ricordato, la presenza di minori rappresenta un fattore di rischio di povert\u00e0 cruciale. Grazie all\u2019introduzione dell\u2019assegno unico universale anche lavoratori delle piattaforme, parasubordinati e autonomi hanno accesso al beneficio. Rimangono tuttavia penalizzate le famiglie con pi\u00f9 redditi per via della soglia ISEE.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Focus monotematico di Polis Lombardia dedicato al lavoro povero, emerge che la distribuzione provinciale dei working poor non comporta forti variazioni fra le province della nostra regione. Considerando la <strong>retribuzione mensile<\/strong> dei lavoratori a tempo pieno, <strong>la provincia di Monza Brianza \u00e8 quella con la percentuale minore di lavoratori poveri (9,6%) <\/strong>mentre le spetta il primato per la <strong>pi\u00f9 alta incidenza di working poor fra i lavoratori part-time (31,1%). <\/strong>In questa categoria, invece, le province con i risultati migliori sono <strong>Lecco (23,5%)<\/strong> e Sondrio (24,8%).<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, nell\u2019analisi sulla base della <strong>retribuzione oraria<\/strong> si osserva una variabilit\u00e0 fra le province lombarde ancor pi\u00f9 bassa; accanto a un valore massimo per la provincia di Cremona (18,9%) si registra un dato altrettanto alto per la Citt\u00e0 metropolitana di Milano, in cui la percentuale di lavoratori poveri \u00e8 del 18,8%, mentre le province con <strong>l\u2019incidenza pi\u00f9 bassa sono invece quella di Lecco, di Varese e di Monza Brianza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La CISL ritiene ormai necessario e ineludibile pensare a un insieme di politiche salariali, contrattuali e per le famiglie sinergiche e che siano esplicitamente volte a rispondere a bisogni specifici, al fine di ampliare la protezione per quelli che sono considerati tradizionalmente lavoratori \u2018periferici\u2019 ma che in Italia sono quasi la met\u00e0 degli occupati. Occorre in realt\u00e0 scongiurare un duplice rischio: dare per scontato che il lavoro \u2018standard\u2019 protegga dalla povert\u00e0 solo perch\u00e9 oggetto di garanzie maggiori, e che le politiche continuino ad ignorare lo svantaggio strutturale subito da lavoratori autonomi \u2018economicamente dipendenti\u2019, atipici e lavoratori delle piattaforme, svantaggio che rischia a lungo andare di ampliare le disuguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Per via pattizia si deve inoltre raggiungere un accordo di riforma del sistema della contrattazione collettiva che argini la diffusione dei contratti \u201cpirata\u201d, cio\u00e8 quei contratti stipulati da organizzazioni sindacali non rappresentative che prevedono retribuzioni e diritti dei lavoratori inferiori rispetto agli accordi firmati da CGIL CISL UIL, ossia le organizzazioni comparativamente pi\u00f9 rappresentative.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mirco Scaccabarozzi<\/em> <br><em>Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ANALISI DEL SEGRETARIO GENERALE MIRCO SCACCABAROZZI Da sempre, per la CISL, contrasto alla povert\u00e0 ha significato l\u2019assunzione di una responsabilit\u00e0 collettiva per la tutela dei diritti delle persone, convinti come siamo che fronteggiare la povert\u00e0 significa occuparsi di un fenomeno che, ben lungi dall\u2019essere marginale, si intreccia strutturalmente alle esistenze individuali e alle comunit\u00e0. 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