{"id":19050,"date":"2026-04-27T17:26:55","date_gmt":"2026-04-27T15:26:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=19050"},"modified":"2026-04-27T17:26:58","modified_gmt":"2026-04-27T15:26:58","slug":"25-aprile-lintervento-di-daniela-fumarola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=19050","title":{"rendered":"25 aprile: l&#8217;intervento di Daniela Fumarola"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8220;Miei amatissimi genitori, sorella cara, Tonino e la mia piccola Angelica, oggi verr\u00f2 fucilato.<br>Non piangete per me. Vi attendo tutti in Cielo dove saremo sempre uniti.<br>Muoio innocente, ma perdono chi mi ha fatto prendere, perdono con tutto il cuore, perdonateli anche voi.<br>Muoio con il vostro sguardo rivolto a me. Vi voglio bene. Vostro Nino&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Nino&#8221; \u00e8 il nome di battaglia di Domenico Bertinatti. Nasce a Pont Canavese nel 1919. Fa il ragioniere, \u00e8 sottotenente di fanteria e nel 1944 sceglie la Resistenza.<br>La sceglie come tanti giovani del suo tempo: senza calcoli, senza convenienze, senza vie di fuga.<br>La sceglie per amore del Paese e per rifiuto del nazifascismo.<br>Da cristiano milita nella 47a Brigata Garibaldi e ne diventa vicecomandante.<br>Il 16 novembre 1944 vuole andare a trovare i suoi genitori. Ad aspettarlo c&#8217;\u00e8 per\u00f2 la polizia tedesca, avvertita da un delatore. Dopo giorni di prigionia, il 24 novembre viene condotto al luogo dell&#8217;esecuzione, vicino a un collegio dei salesiani. Pochi minuti prima di morire riesce a finire questa lettera.<br>Parole semplici, nude, fortissime.<br>In quelle righe c&#8217;\u00e8 un uomo che conserva fino all&#8217;ultimo lucidit\u00e0, dignit\u00e0, fede.<br>E c&#8217;\u00e8 il senso pi\u00f9 profondo della Resistenza: il momento in cui una persona capisce che non pu\u00f2 pi\u00f9 stare a guardare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare Nino oggi significa ricordare che la libert\u00e0 in cui viviamo non viene da sola. Ottantuno anni fa l&#8217;Italia usciva dal buio della dittatura fascista e della cancellazione delle libert\u00e0 fondamentali, della guerra e dell&#8217;occupazione nazista, delle stragi e delle deportazioni. Il Paese tornava libero perch\u00e9 ci furono donne e uomini che, come Nino, ebbero il coraggio e la moralit\u00e0 di scegliere.<br>Scegliere di non voltarsi dall&#8217;altra parte, di non piegarsi, di resistere.<br>Erano ragazze e ragazzi, operai e contadini, impiegati e insegnanti, religiosi e militari, intellettuali e persone comuni.<br>Erano comunisti. Erano cattolici. Erano ebrei. Erano liberali\u2026 Avevano idee diverse, storie diverse, appartenenza politiche diverse.<br><strong>\u00c8 questo il lascito pi\u00f9 forte della Resistenza: non l&#8217;assenza di differenze, ma la capacit\u00e0 di unirsi attorno al bene pi\u00f9 grande della libert\u00e0 e della democrazia.<br>Lo fecero i partigiani e tutti i resistenti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo fecero i padri dell&#8217;Europa, che a Ventotene riuscirono ad immaginare quel che allora sembrava impossibile: uno spazio comune di pace e di cooperazione tra i popoli del continente.<br><strong>Lo fecero i Costituenti, divisi per idee politiche, uniti nella scrittura della nostra Costituzione. Il 25 aprile chiarisce allora da dove nasce l&#8217;Italia democratica e antifascista. Quali sono i valori che la tengono insieme.<br>E ci ricorda che la libert\u00e0 non \u00e8 mai un regalo della storia: \u00e8 sempre una conquista.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Noi siamo una generazione che ha avuto il privilegio di nascere libera.<br>E proprio per questo rischia di considerare la libert\u00e0 come qualcosa di scontato. Non \u00e8 cos\u00ec.<br>Non lo sono la pace, la democrazia, i diritti.<\/strong><br>Lo vediamo da quattro anni in Ucraina, dove un popolo aggredito resiste per difendere la propria libert\u00e0.<br>Lo vediamo in Medio Oriente, segnato da una drammatica spirale di violenza.<br>Lo vediamo nel ritorno delle logiche di potenza, nella crisi del multilateralismo, nel logoramento dell&#8217;ordine internazionale.<br>Lo vediamo nei disegni espansionistici di Putin, nelle scelte imperialiste ed egemoniche di Trump, nella folle escalation innescata da Netanyahu.<br>Quell&#8217;equilibrio \u00e8 stato progressivamente indebolito e poi infranto.<br>Il risultato \u00e8 un mondo che sembra diventare, come ha sottolineato Papa Leone, un &#8220;incubo notturno&#8221; generato dal moltiplicarsi di &#8220;deliri di onnipotenza&#8221;, in cui la legge del pi\u00f9 forte prevale sulla forza del diritto.<br><strong>La Storia insegna dove si pu\u00f2 precipitare, scivolando lungo questa china.<\/strong><br><strong>Il 25 aprile allora ci ricorda che democrazia, pace e libert\u00e0 richiedono cura, responsabilit\u00e0, partecipazione.<\/strong><br>Ce lo ha insegnato Liliana Segre: quando questa cura viene meno, quei beni si indeboliscono. Ricordare non basta. Ricordare deve voler dire capire e agire.<br>Ha detto bene il Presidente Mattarella: \u00e8 sempre tempo di Resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mentre il mondo brucia, ancora una volta, sono le lavoratrici e i lavoratori, le famiglie, le fasce pi\u00f9 fragili, a pagare il prezzo pi\u00f9 alto.<br>Si riflette sull&#8217;energia, sui prezzi, sul potere d&#8217;acquisto e sui risparmi di lavoratori e pensionati.<br>\u00c8 qui che il sindacato ha una responsabilit\u00e0 profonda. Non c&#8217;\u00e8 piena libert\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 sfruttamento e caporalato.<br>Non c&#8217;\u00e8 democrazia senza lavoro dignitoso, se crescono le disuguaglianze, se la scuola e la sanit\u00e0 vengono mortificati, se i giovani e le donne vedono allontanarsi il futuro, se gli anziani e i fragili restano ai margini.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La libert\u00e0 ha bisogno di condizioni concrete: lavoro degno, salari giusti, sicurezza, welfare, uno sviluppo che non scarti le persone e non lasci indietro nessuno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Onorare il 25 aprile, allora, significa tenere insieme memoria e responsabilit\u00e0.<br>Memoria di chi ha lottato, responsabilit\u00e0 di chi oggi deve costruire: pi\u00f9 coesione invece che divisioni, pi\u00f9 solidariet\u00e0 invece che egoismi, pi\u00f9 partecipazione invece che solitudine.<\/strong><br>Pi\u00f9 Europa invece che ripiegamento.<br>Un&#8217;Europa integrata e inclusiva verso le persone che vengono da altri paesi, che hanno diritto a una vita dignitosa.<br>Altro che re-migrazione!<br><strong>Certo, oggi l&#8217;Europa \u00e8 incompleta, esitante, troppo spesso lenta. Ma la risposta non pu\u00f2 essere arretrare: deve essere rafforzarla.<\/strong><br><strong>Dobbiamo realizzare l&#8217;Unione dei popoli come siamo riusciti a costruire la Repubblica nel &#8217;45.<br>Compattandoci nella difesa della democrazia liberale, del protagonismo della persona e del lavoro, al di l\u00e0 delle provenienze culturali e politiche.<\/strong><br>Iniziando col sostituire alla logica paralizzante dei veti, quella dell&#8217;unit\u00e0 di intenti e della convergenza verso obiettivi comuni, ora che la sconfitta di Orban in Ungheria pu\u00f2 renderlo possibile<br>Oggi come un tempo, prendere questa strada \u00e8 pi\u00f9 che fondamentale: \u00e8 assolutamente decisivo.<br>Perch\u00e9 la storia ci insegna anche questo: le democrazie raramente crollano all&#8217;improvviso. Pi\u00f9 spesso si indeboliscono poco alla volta, per assuefazione, per stanchezza, per sottovalutazione.<br>Per questo il 25 aprile ci richiama a non abbassare la guardia e ad assumerci una responsabilit\u00e0 collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi siamo chiamati a essere all&#8217;altezza di quella storia.<br>Riconoscendo che esistono obiettivi che vengono prima delle convenienze di parte. Ritrovando un senso condiviso del bene pubblico. Lavorando a una nuova costruzione comune, per consolidare democrazia economica e partecipazione.<\/strong><br><strong>Questo \u00e8 il messaggio pi\u00f9 vivo della Liberazione.<\/strong><br><strong>Non una memoria immobile, ma un criterio per l&#8217;azione.<\/strong><br>E allora oggi, da questa piazza di Milano, diciamo una cosa semplice e ferma. Che l&#8217;antifascismo \u00e8 un presidio vivo della nostra Repubblica.<br><strong>Che la libert\u00e0 va difesa, la democrazia praticata, la pace costruita, il lavoro rimesso al centro. Di fronte alle guerre e agli autoritarismi, all&#8217;odio identitario, scegliamo la strada della dignit\u00e0, della giustizia sociale, della democrazia.<\/strong><br>\u00c8 questa la nostra fedelt\u00e0 al 25 aprile. Non una fedelt\u00e0 retorica, ma operosa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il 25 aprile ci ha insegnato che non basta assistere.<br>Bisogna esserci. &#8220;Esserci per cambiare&#8221;, come affermava Tina Anselmi, la staffetta Gabriella. E noi, il sindacato confederale, ci siamo.<br>Oggi come ieri. Non per testimoniare, ma per costruire, con la forza del lavoro. Viva il 25 aprile.<br>Viva la Liberazione. Viva la Costituzione. Viva l&#8217;Italia e l&#8217;Europa della Pace giusta.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Milano, 25 aprile 2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Miei amatissimi genitori, sorella cara, Tonino e la mia piccola Angelica, oggi verr\u00f2 fucilato.Non piangete per me. 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