{"id":4163,"date":"2019-02-05T15:46:57","date_gmt":"2019-02-05T14:46:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=4163"},"modified":"2019-02-05T15:55:40","modified_gmt":"2019-02-05T14:55:40","slug":"pensioni-e-reddito-di-cittadinanza-la-nostra-posizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=4163","title":{"rendered":"Quota 100 e reddito di cittadinanza, la nostra posizione"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Memoria presentata in occasione dell\u2019audizione informale del 5 febbraio 2019 presso la XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) del Senato dei rappresentanti di CGIL, CISL, UIL nell\u2019ambito dell\u2019esame del decreto legge n. 4 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 28 gennaio 2019, recante \u00abDisposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni\u00bb.<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Gentile Presidente, Onorevoli Deputati,<br \/>\nringraziamo la Commissione per aver convocato le Organizzazioni Sindacali nell\u2019ambito dell\u2019esame del decreto legge n.4 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 gennaio 2019, recante \u201cDisposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni\u201d e per le interlocuzioni precedentemente avute.<\/p>\n<p>Cgil, Cisl e Uil evidenziano quanto sulla misura <strong>Reddito di Cittadinanza<\/strong> si siano generate forti aspettative, legittimate dalla necessita\u0300 di rispondere a una porzione sempre piu\u0300 ampia di popolazione che non puo\u0300 avere accesso a un reddito dignitoso e in quest\u2019ottica riconosciamo l\u2019importante stanziamento di risorse previsto per il finanziamento della misura.<\/p>\n<p>La nuova misura tuttavia nella sua definizione (art. 1) ha gia\u0300 una molteplicita\u0300 eccessiva di obiettivi, in particolare nasce con il duplice scopo di contrastare la poverta\u0300 e garantire il diritto al lavoro. Sebbene questi due obiettivi possano risultare complementari, gli strumenti per raggiungerli, guardiamo agli altri paesi, non sono univoci, quindi riteniamo che una sola misura non sia in grado di ottenere efficacemente entrambi gli obiettivi. Rileviamo che il Reddito di Cittadinanza, avendo un carattere \u00abibrido\u00bb tra contrasto alla poverta\u0300 e misure di politiche attive, coniuga in modo improprio la poverta\u0300 come criterio di accesso e le politiche attive come interventi previsti.<\/p>\n<p>Il criterio di suddivisione dei beneficiari tra Patto per il Lavoro e Patto per l\u2019Inclusione Sociale, legato prevalentemente all\u2019eta\u0300 e alla situazione occupazionale, risulta piuttosto rigido e puo\u0300 portare ad una suddivisione tutt\u2019altro che ottimale dei nuclei beneficiari.<\/p>\n<p>Per giudicare adeguatamente la multidimensionalita\u0300 delle problematiche all\u2019interno del nucleo familiare e\u0300 necessaria una analisi preliminare dello stesso, lasciando il compito (cosi\u0300 come gia\u0300 era previsto nel dlgs 147\/2017) ai Comuni. In tal modo si poterebbero indirizzare in maniera piu\u0300 adeguata i beneficiari verso il Patto per il Lavoro (dunque i Cpi) o verso il Patto per l\u2019Inclusione Sociale (dunque i Servizi sociali comunali), creando le premesse per un migliore progetto di reinserimento, evitando contestualmente passaggi doppi o fuorvianti nelle strutture previste.<\/p>\n<p>A nostro avviso resta fondamentale, per il contrasto alla poverta\u0300, il coinvolgimento dei Comuni attraverso il servizio sociale professionale. Occorre mettere in campo un sistema che preveda il rafforzamento strumentale, di risorse umane e finanziarie delle reti sociali a partire dal potenziamento dei servizi socio assistenziali dei Comuni. A tal fine auspichiamo che sia rispristinata la previsione di incrementare, in esito al monitoraggio dei fabbisogni, il Fondo per la lotta alla poverta\u0300, le cui risorse residue costituiscono la quota destinata al rafforzamento del sistema integrato dei servizi sociali.<\/p>\n<p>Inoltre, non condividiamo l\u2019abrogazione del Piano Nazionale per la lotta alla poverta\u0300 ed esclusione sociale (introdotto dal Rei) che definiva i primi livelli essenziali delle prestazioni demandando ai Piani regionali la programmazione degli interventi e le priorita\u0300 nell\u2019utilizzo delle risorse, in quanto il rischio che si corre e\u0300 la disomogeneita\u0300 degli interventi tra regioni virtuose e non, che a nostro parere inaspriranno le disuguaglianze: e\u0300 necessario, quindi, che azioni ed interventi siano indirizzati su tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>Positivo il coinvolgimento dei Caf, che si impegnano fin da subito a sostegno delle nuova misura, ai quali potrebbero essere efficacemente affiancati i Patronati. Occorre tuttavia che il finanziamento sia adeguato non solo a coprire il nuovo aumentato impatto delle richieste di Isee, ma anche a gestire le nuove procedure richieste dal Reddito di cittadinanza. Non ci sembra che le cifre stanziate siano a riguardo sufficienti.<\/p>\n<p>A differenza del Rei, il RdC amplia la platea dei beneficiari, in quanto aumenta la soglia dell\u2019Isee e lo destina anche ai percettori della Naspi e di altri strumenti di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria, superando in questo modo un difetto del Rei, ma prevede l\u2019esclusione dei nuclei in cui sia presente un componente disoccupato in seguito a dimissione volontarie, non tenendone in adeguata considerazione le molteplici possibili cause.<\/p>\n<p>La scala di equivalenza utilizzata e\u0300 assai ridotta anche rispetto a quella dell\u2019Isee, pur utilizzato nella definizione delle soglie reddituali e patrimoniali; questo determina una restrizione all\u2019accesso alla prestazione, piu\u0300 rilevante via via che aumenta il numero dei componenti.<\/p>\n<p>Inoltre risulta, in termini relativi, penalizzante per i disabili e per le famiglie numerose in particolare se con minori, dato che per questi ultimi il parametro della scala di equivalenza e\u0300 particolarmente ridotto. Riteniamo, dunque, che si possa operare un riequilibrio nelle due componenti del beneficio, rafforzando al contempo la scala di equivalenza, riportandola al livello dell&#8217;Isee e prevedendone apposite maggiorazioni in caso di presenza di disabili nel nucleo beneficiario. Inoltre, chiediamo la determinazione di un importo aggiuntivo a copertura dei costi dell\u2019abitare, poiche\u0301 il massimale piuttosto contenuto penalizza nuovamente le famiglie numerose con minori.<\/p>\n<p>Qui trova una conferma la vocazione dello strumento piu\u0300 improntata all&#8217;inserimento nel mercato del lavoro che non come strumento universale di contrasto alla poverta\u0300, infatti non incide e non contrasta adeguatamente la cosiddetta poverta\u0300 minorile, in aumento, e trattata marginalmente da questo provvedimento. Chiediamo che, come previsto per il Rei, vi sia ripristinato l\u2019obbligo e la previsione di interventi di sostegno sociale, per il diritto all\u2019istruzione e all\u2019educazione dei minori.<\/p>\n<p>Le maggiori risorse necessarie per l\u2019utilizzo della corretta scala di equivalenza possono essere reperite da una rimodulazione del sistema di sgravi contributivi per le imprese e per gli Enti di Formazione a valere sul Fondo per il Reddito di Cittadinanza, previsti dal decreto stesso.<\/p>\n<p>Il requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due consecutivi, e\u0300 per noi inaccettabile per il profilo di incostituzionalita\u0300, troppo vincolante nei confronti dei cittadini stranieri, iniquo verso l\u2019intera platea di soggetti in condizione di bisogno, a partire dai senza dimora, ed escludente per i possibili\u201cemigrati di ritorno\u201d. Riteniamo dunque necessario prevedere che i requisiti non entrino in contrasto con le normative comunitarie che regolano le prestazioni di simile natura.<\/p>\n<p>Pur avendo aumentato i limiti di reddito rispetto al Rei per accedere al benefico, riguardo al RdC vi e\u0300 una preoccupazione che la misura, essendo legata alle disponibilita\u0300 economiche stabilite nella Legge di Bilancio, non abbia risorse sufficienti per garantire il sostegno ai soggetti che versano in poverta\u0300 assoluta.<br \/>\nInfatti, il RdC e\u0300 una misura che viene finanziata fino ad esaurimento delle risorse stanziate per l\u2019anno di competenza (limite di tetto). Qualora le domande superino la disponibilita\u0300 delle risorse stanziate per l\u2019anno in corso scatta la \u00abtagliola\u00bb e viene ristabilita la compatibilita\u0300 finanziaria attraverso la rimodulazione del sussidio ovvero la sua riduzione in modo tale da coprire tutti i beneficiari in regola con i requisiti.<\/p>\n<p>La pena prevista nel caso di dichiarazioni mendaci che portino ad un illecita fruizione del beneficio (dai due ai sei anni di detenzione) e\u0300 largamente sproporzionata rispetto ad analoghi reati che possono determinare problemi di entita\u0300 anche assai superiore per l\u2019erario (si pensi ad es. all\u2019evasione fiscale). Siamo consapevoli dell\u2019importanza di impedire comportamenti \u00abpredatori\u00bb e ostacolare il sommerso ma chiediamo di riportare queste sanzioni entro limiti piu\u0300 ragionevoli.<br \/>\nInoltre sia il sistema sanzionatorio che di decadenza del beneficio si accaniscono esclusivamente e dettagliatamente verso eventuali illeciti delle famiglie beneficiarie, diventando molto marginali per quelli eventuali dei i datori di lavoro.<\/p>\n<p>Riteniamo inutilmente penalizzante la prevista decurtazione del beneficio a fronte di un mancato utilizzo mensile; una decurtazione che non tiene in alcun modo conto della capacita\u0300 del nucleo familiare di operare una pianificazione delle spese fisse (non necessariamente mensili) che si affrontano.<\/p>\n<p>Il limite di prelievo di 100 euro puo\u0300 risultare troppo contenuto nel caso in cui il beneficio sia elevato mentre puo\u0300 essere perfino esaustivo se il beneficio e\u0300 contenuto. Sarebbe stato piu\u0300 opportuno fissare come massimo del prelievo una percentuale del beneficio.<\/p>\n<p>Il controllo sul funzionamento e le possibili modifiche dello strumento sono di esclusiva competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Comitato per la Lotta alla poverta\u0300 e l\u2019Osservatorio sulla Poverta\u0300 previsti dal dlsg 147\/2017 sono stati smantellati e non e\u0300 piu\u0300 previsto il Piano Nazionale per la lotta alla poverta\u0300 e all\u2019esclusione Sociale, che garantivano, oltre che un migliore rapporto tra le istituzioni coinvolte, in qualche modo una possibile partecipazione anche delle Parti Sociali all\u2019eventuale processo di aggiustamento dello strumento nonche\u0301 al monitoraggio del medesimo. Chiediamo che queste strutture vengano rivitalizzate anche per dare maggiore consistenza al Ruolo della Rete per la protezione sociale nella lotta alla poverta\u0300, o alternativamente chiediamo che si crei una nuova struttura appositamente connessa con il Rdc, con la diretta partecipazione anche delle Parti Sociali e con lo scopo di monitorare e suggerire possibili aggiustamenti migliorativi al nuovo strumento, cosi\u0300 come gia\u0300 previsto per l\u2019Isee attraverso il Comitato di Sorveglianza.<\/p>\n<p>La misura del RdC sembra attribuire, nel contrasto alla poverta\u0300, un ruolo prioritario all\u2019avvio al lavoro come risolutivo di tale condizione, senza tuttavia tenere in considerazione il fatto che gia\u0300 oggi molti lavoratori sono poveri.<\/p>\n<p>Chi e\u0300 povero lo e\u0300 soprattutto di istruzione, formazione, competenze che abilitano al lavoro di qualita\u0300 e alla inclusione sociale.<\/p>\n<p>Una misura di sostegno al reddito, pur importante, non puo\u0300 essere quindi scollegata dal tema della qualita\u0300 dello sviluppo economico, dalla qualita\u0300 della offerta di lavoro, dagli investimenti necessari a superare le strutturali carenze e i divari territoriali, dagli investimenti sul sistema di istruzione e per l\u2019apprendimento permanente, tutte tematiche su cui non ci sono state finora le scelte politiche necessarie.<\/p>\n<p>Si parte dalla Dichiarazione di Immediata Disponibilita\u0300 (Did) che deve essere resa dal beneficiario e dalla sottoscrizione del Patto per il Lavoro sostanzialmente seguendo gli indirizzi della legislazione degli ultimi anni, con la definizione di un percorso di accompagnamento al lavoro e l\u2019impegno del beneficiario del RdC a rispettarne gli specifici impegni, pena la perdita parziale o totale dell\u2019indennita\u0300.<br \/>\nPer tali politiche attive si tratta di misure gia\u0300 conosciute e non ancora applicate, nella maggior parte dei casi, per via delle condizioni non proprio eccellenti in cui versano i nostri centri per l\u2019impiego sui quali per anni si e\u0300 disinvestito e per la condizione di un mercato del lavoro in cui la maggior parte dell\u2019incrocio fra domanda e offerta di lavoro avviene per canali informali.<\/p>\n<p>Se da un lato risulta essere positiva la ritrovata centralita\u0300 riservata ai centri per l\u2019impiego e l\u2019aumento delle loro dotazioni organiche, ancorche\u0301 non sufficiente, dall\u2019altro, come peraltro messo in evidenza dal monitoraggio Anpal dello scorso anno, e\u0300 bene evidenziare che gia\u0300 le funzioni previste dal D.L. 150\/15 non sono garantite in modo eguale su tutto il territorio e per tutte le funzioni.<\/p>\n<p>Cio\u0300 in ragione sia della scarsa dotazione di organico e strumentale, sia dell\u2019assenza di un sistema informativo, che nel Decreto invece si suppone attuabile in pochi mesi, ed infine della urgente necessita\u0300 di interventi di formazione e aggiornamento del personale.<\/p>\n<p>Non si puo\u0300 inoltre non evidenziare come la nuova misura, determinando un ampliamento davvero significativo dell\u2019utenza dei centri per l\u2019impiego, potrebbe porre a rischio concreto di \u201ceffetto spiazzamento\u201d gli altri utenti non beneficiari del RdC.<\/p>\n<p>Le politiche attive devono rappresentare un livello essenziale di prestazione per tutti gli utenti e non per i soli percettori di RdC.<br \/>\nAnche per questo e\u0300 importante definire nel piu\u0300 breve tempo possibile le modalita\u0300 di ripartizione delle risorse tra le regioni interessate all\u2019assunzione delle 4 mila unita\u0300 di personale da destinare ai centri per l\u2019impiego con l\u2019obiettivo di far partire nel piu\u0300 breve tempo possibile le selezioni concorsuali.<\/p>\n<p>Al contempo riteniamo sia necessario fare piu\u0300 chiarezza e rendere maggiormente espliciti gli ulteriori interventi finanziari, visto che le necessita\u0300 dei centri per l\u2019impiego non sono solo rappresentate dal pur consistente incremento del numero di addetti.<\/p>\n<p>Serve insomma un piano di sviluppo dedicato al reperimento delle risorse costante nel tempo.<\/p>\n<p>Non convince, invece, la previsione che le assunzioni dei circa 6 mila navigator da parte da Anpal Servizi siano realizzate con contratti di collaborazione.<br \/>\nQuesta e\u0300 una condizione che rischia di alimentare ulteriormente e con numeri abnormi il bacino di precari presenti in Anpal Servizi, innescando una vera e propria \u00abguerra tra poveri\u00bb, mettendo in concorrenza i nuovi precari con i vecchi precari gia\u0300 presenti in Anpal Servizi da diversi anni.<\/p>\n<p>Sono, infatti, 654 le lavoratrici e i lavoratori, oggi operanti in Anpal Servizi, con contratto a tempo determinato o di collaborazione (il 60% del totale), e non e\u0300 accettabile correre il rischio di disperdere anche la loro professionalita\u0300 acquisita in anni di attivita\u0300.<\/p>\n<p>Sarebbe quindi saggio che il Governo, quando sostiene che i navigator saranno stabilizzati, prendesse, in primis, in seria considerazione la completa stabilizzazione di tutti i precari di Anpal Servizi.<\/p>\n<p>Occorre dunque un chiarimento rispetto alle modalita\u0300 con cui verranno assunte e poi stabilizzate queste nuove risorse, ma occorre anche capire in quali tempi esse saranno messe in condizione di\u00a0 operare per far funzionare il nuovo strumento, perche\u0301 appare francamente irrealistico che in pochi mesi si possa determinare la capacita\u0300 di risposta e di presa in carico che il decreto suppone.<\/p>\n<p>In aggiunta evidenziamo con preoccupazione che le norme previste in Legge di bilancio 2019 sulla revisione della Governance di Anpal e di Anpal Servizi siano definite in assenza di confronto con le parti sociali e in una logica di non coordinamento con le Regioni titolari della definizione di tali politiche, escludendo , nel caso della governance di Anpal anche l\u2019indispensabile confronto con il consiglio di vigilanza Anpal.<\/p>\n<p>Riteniamo pertanto urgente l\u2019avvio di una fase di confronto e di contrattazione sui nuovi modelli organizzativi di governance che la predisposizione di tale misura determinera\u0300 sul sistema delle politiche attive.<\/p>\n<p>Sui 50 milioni di euro per le assunzioni all\u2019Inps, riteniamo siano una prima importante risposta, ma si devono tenere in considerazione gli effetti di un eventuale rischio esodo che con \u201cquota 100\u201d potrebbe interessare anche i dipendenti Inps.<\/p>\n<p>Sulla offerta congrua evidenziamo come la revisione del parametro della distanza rischia di rendere la misura molto piu\u0300 stringente di quella gia\u0300 oggi prevista per la generalita\u0300 dei disoccupati.<\/p>\n<p>Sosteniamo l\u2019esigenza che i criteri di \u00abofferta congrua\u00bb per i beneficiari del RdC e le eventuali sanzioni ad essa collegata non siano diverse da quelle previste per gli altri disoccupati, riscontriamo infatti un accanimento immotivato nei confronti di percettori di RdC.<\/p>\n<p>Sulla previsione della decadenza di parte o dell&#8217;intero sussidio, quando non si effettua la dichiarazione di immediata disponibilita\u0300, non si sottoscrive il patto per il lavoro e per l\u2019inclusione, non si partecipa ad iniziative formative e di riqualificazione oppure non si aderisce ai progetti di pubblica utilita\u0300, andrebbe prevista la possibilita\u0300, da parte dei beneficiari del RdC, di poter ricorrere, avverso le sanzioni irrogate dall\u2019Inps, presso il \u00abComitato ricorsi di condizionalita\u0300\u00bb, istituito in seno all\u2019Anpal, come avviene per i beneficiari della Naspi.<\/p>\n<p>\u00c8 molto grave la previsione che l\u2019assegno di ricollocazione, che riteniamo una buona pratica di politiche attive, venga sospesa per tre anni per i disoccupati ordinari a favore dei soli beneficiari del RdC, in quanto entrambe le platee hanno spesso necessita\u0300 simili per collocarsi o ricollocarsi, altrimenti anche qui si rischia una contrapposizione tra poveri oltre alla diminuzione di una politica attiva che deve decollare e non essere congelata.<\/p>\n<p>Pur ritenendo che la previsione degli incentivi alle imprese dedicata esclusivamente alle assunzioni a tempo indeterminato e a tempo pieno sia un atto per favorire la \u00abbuona occupazione retribuita\u00bb, si deve tener conto che il part-time potrebbe rivelarsi una opportunita\u0300 per soggetti con problematiche e che nel Mezzogiorno, nel 2018, su 111 mila assunzioni stabili incentivate il 53% sono a part time, con punte del 73% tra le donne.<\/p>\n<p>Una riflessione sulle possibilita\u0300 reali di assunzioni per le imprese nel Mezzogiorno va fatta. Va specificato, inoltre, se le assunzioni con contratti di apprendistato siano anch\u2019esse incentivate.<\/p>\n<p>Positivo che gli incentivi spettino solo ai datori che abbiano anticipatamente comunicato i posti vacanti al portale del programma per il RdC.<\/p>\n<p>Si tratta di un primo importante passo per recuperare un rapporto tra aziende e centri per l\u2019impiego che non e\u0300 mai esistito, sul quale si dovra\u0300 ulteriormente lavorare, ed in particolare, come da noi sollecitato anche in occasione dell\u2019audizione sullo stato dei centri per l\u2019impiego di qualche mese fa, creando un apposito sportello dedicato alle aziende per favorire l\u2019incrocio della domanda e offerta di lavoro.<\/p>\n<p>Positivo il cumulo dell\u2019incentivo RdC con l\u2019incentivo occupazione Mezzogiorno, ma in questa area del Paese occorre stimolare soprattutto la \u201cdomanda\u201d, in quanto il lavoro, l \u0301occupazione di qualita\u0300 si crea con investimenti pubblici e con provvedimenti per attrarre quelli privati.<\/p>\n<p>Infine pensiamo sarebbe utile aprire una riflessione con le Parti sociali sul ruolo che i Fondi interprofessionali possono esercitare nell\u2019ambito delle politiche attive del lavoro. Le misure di carattere previdenziale contenute nel decreto rappresentano una nuova opportunita\u0300 per molte lavoratrici e lavoratori per andare in pensione e riprendono alcune istanze sindacali, per altro verso non sono sufficienti a superare le iniquita\u0300 e le rigidita\u0300 dell\u2019attuale modello pensionistico.<\/p>\n<p><strong>\u00abQuota 100\u00bb<\/strong> e\u0300 un ulteriore passo verso la reintroduzione di una flessibilita\u0300 di accesso alla pensione ma non sara\u0300 in grado di rispondere in modo omogeneo alle esigenze espresse da molte lavoratrici e lavoratori e lavoratrici. Essa costituisce, quindi, una opportunita\u0300 per lavoratori con carriere continue e strutturate, ma sara\u0300 meno accessibile per i lavoratori del Centro Sud e del tutto insufficiente per le donne, per i lavoratori con carriere discontinue o occupati in particolari settori occupazionali caratterizzati da discontinuita\u0300 lavorativa, come il settore agricolo o quello dell\u2019edilizia, nei quali raramente un lavoratore raggiunge i 38 anni di contribuzione.<\/p>\n<p>In particolare per le lavoratrici e\u0300 necessario prevedere che il requisito contributivo riconosca la maternita\u0300 ed il lavoro di cura.<\/p>\n<p>Inoltre, la reintroduzione del meccanismo delle finestre e\u0300 penalizzante. In particolare penalizza e discrimina i lavoratori del settore pubblico, poiche\u0301 per loro la finestra di accesso alla pensione e\u0300 di 6 mesi.<\/p>\n<p>Le proposte da tempo avanzate da Cgil, Cisl e Uil prevedono che debba essere operato, invece, un intervento organico e strutturale, basato sulla flessibilita\u0300 in uscita a partire dai 62anni di eta\u0300, e, nel sistema contributivo, il superamento degli attuali vincoli che rendono molto difficile l\u2019accesso al pensionamento poiche\u0301 condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi soglia dell\u2019assegno (1,5 e 2,8 volte l\u2019assegno sociale).<\/p>\n<p>Per Cgil, Cisl e Uil e\u0300 necessario introdurre la possibilita\u0300 di andare in pensione con 41 anni di contribuzione a prescindere dall\u2019eta\u0300; in tal senso l\u2019abrogazione degli incrementi automatici dell\u2019eta\u0300 pensionabile per le pensioni anticipate e\u0300 un primo passo nella giusta direzione, ma, al contempo, la finestra mobile di 3 mesi introdotta pospone la decorrenza della pensione e depontenzia l\u2019effetto positivo. Inoltre, il blocco dell\u2019incremento dei requisiti per aspettativa di vita dovrebbe essere previsto anche per la pensione di vecchiaia. In generale, poi il tema dell\u2019aspettativa di vita dovrebbe essere visto nel suo complesso superando una doppia penalizzazione che i lavoratori subiscono per effetto del contemporaneo aumento dell\u2019eta\u0300 e la reversione dei coefficienti di trasformazione del calcolo contributivo della pensione.<\/p>\n<p>Pe Cgil, Cisl e Uil e\u0300 indispensabile riconoscere ai fini previdenziali, in maniera puntuale e basandosi su dati oggettivi, la diversa gravosita\u0300 dei lavori, essendo questo un elemento che incide sull\u2019aspettativa di vita dei lavoratori. E\u2019 quindi necessario ricostituire quanto prima la Commissione tecnica scientifica per lo studio dei lavori gravosi e usuranti dando risposte anche a coloro che sono stati esposti a sostanze pericolose come, ad esempio, l\u2019amianto.<\/p>\n<p>Crediamo sia profondamente sbagliata e discriminante la previsione di differire il pagamento del Tfs ed il Tfr ai lavoratori del settore pubblico con un ritardo che puo\u0300 arrivare a 7 anni. I dipendenti pubblici devono avere gli stessi tempi di liquidazione del tfs\/tfr dei lavoratori privati. Del tutto insufficiente e\u0300 la soluzione individuata nel decreto-legge in esame di prevedere un prestito finanziario tramite il sistema bancario. Inoltre, con questo meccanismo vengono discriminati i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ai quali si applica il regime del trattamento di fine rapporto (Tfr) perche\u0301 l\u2019agevolazione fiscale ad essi non e\u0300 applicabile.<br \/>\nLe tutele previste a favore delle categorie rientranti nell\u2019ape sociale dovrebbero essere rese strutturali.<\/p>\n<p>Nel corso del 2018 moltissime domande di Ape sociale sono state respinte, di conseguenza le risorse residue non utilizzate lo scorso anno, e quelle gia\u0300 accantonate nella fase di costituzione del Fondo con la Legge di Bilancio 2018, risultano gia\u0300 sufficienti a potenziare questo utile strumento. Occorre quindi una revisione dei criteri di accesso per le lavoratrici e le categorie dei lavori gravosi, oggi di fatto esclusi dal beneficio, con una normativa meno stringente che superi il requisito individuale del codice Istat che spesso risulta essere non idoneo ad individuare l\u2019effettiva mansione.<\/p>\n<p>Le 15 categorie di lavoratori gravosi, che lo scorso anno avevano avuto l\u2019esonero dell\u2019adeguamento all\u2019attesa di vita sul requisito pensionistico, con il presente decreto, accederanno al pensionamento tre mesi dopo e questo va a depotenziare la validita\u0300 dello strumento. Chiediamo, quindi, che nell\u2019Iter parlamentare venga operata una correzione che di fatto esclude dal beneficio introdotto lo scorso anno 15 categorie ritenute,invece, meritevoli di tutela.<\/p>\n<p>La prospettiva di un vera riforma del sistema previdenziale deve contemplare provvedimenti utili anche per i pensionati di domani quindi necessario e urgente introdurre una pensione contributiva di garanzia per i giovani, pur essendo comunque consapevoli che la priorita\u0300 deve rimanere un lavoro di qualita\u0300 per tutti. I lavori precari, a part time e poco pagati, infatti, saranno insufficienti a garantire una pensione dignitosa poiche\u0301 per le pensioni calcolate interamente con il metodo contributivo non e\u0300 prevista neanche l\u2019integrazione al trattamento minimo. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono la richiesta di un meccanismo, collegato e proporzionato al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di discontinuita\u0300 lavorativa, di formazione, di part time o di basse retribuzioni nell\u2019ottica di assicurare nel futuro un assegno pensionistico dignitoso.<\/p>\n<p>Il decreto-legge prevede anche interventi a nostro avviso critici rispetto ai Fondi bilaterali di solidarieta\u0300 ed ai fondi interprofessionali. Riteniamo che l\u2019opportunita\u0300 di prevedere meccanismi di \u201cprepensionamento\u201d debba essere valutata solo dai fondi bilaterali di solidarieta\u0300 e non dai Fondi interprofessionali per il finanziamento di prestazioni previdenziali integrative, poiche\u0301 se ne snaturerebbe la funzione, indicando un utilizzo improprio delle loro risorse destinate alla formazione continua, pertanto andrebbe stralciato dall\u2019art 22 qualsiasi riferimento ai fondi interprofessionali.<\/p>\n<p>In merito alla prescrizione dei contributi dei lavoratori pubblici, prevista nell\u2019articolo 19 del decreto legge, e\u0300 necessario includere tutti i lavoratori con iscrizione alla casse gestite dall\u2019ex Inpdap (Stato, Scuola, Enti locali, Sanita\u0300, ecc.) e bisognera\u0300 far decorrere l\u2019inizio della prescrizione per tutti i contributi (non solo quelli fino al 31.12.2014) dal 01.01.2022.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di rispondere alle esigenze di contrasto della poverta\u0300 in eta\u0300 avanzata condiviso da Cgil, Cisl e Uil, ma lo strumento deve essere strutturato e adeguato in linea con le prestazioni assistenziali-previdenziali esistenti per perseguire efficacemente gli scopi prefissati.<\/p>\n<p>Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che deve essere ripristinata la piena rivalutazione delle pensioni per salvaguardare il valore degli assegni pensionistici come concordato nell\u2019accordo tra Governo e Sindacati nel 2016. Occorre anche definire un nuovo \u00abpaniere\u00bb per arrivare a un indice piu\u0300 equo della rivalutazione delle pensioni e recuperare parte del montante perso in questi anni. Parallelamente bisogna riprendere il processo di rivalutazione delle pensione anche attraverso il rafforzamento e l\u2019 estensione della 14\u00b0.<\/p>\n<p>Riteniamo pertanto necessario aprire un confronto, che coinvolga le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei pensionati, con l\u2019obiettivo di definire una riforma organica del sistema previdenziale che tenga conto delle problematiche sopra evidenziate, con l\u2019obiettivo di realizzare un assetto stabile e sostenibile nel tempo, non solo da un punto di vista economico ma anche sociale.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre indispensabile procedere alla separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, cosi\u0300 da poter giungere ad una corretta rappresentazione della spesa pensionistica italiana e la riattivazione della Commissione tecnica per la valutazione della spesa assistenziale e previdenziale, peraltro mai convocata, allo scopo di arrivare ad una piu\u0300 chiara rappresentazione degli equilibri finanziari e delle voci di spesa.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la governance degli enti previdenziali, la sola reintroduzione del CdA non e\u0300 sufficiente ma deve essere rafforzato il ruolo dei Comitati di indirizzo e vigilanza dotandoli di reali ed esigibili poteri di indirizzo e controllo.<br \/>\nBisogna poi varare un intervento che sia veramente risolutivo sul tema degli esodati.<\/p>\n<p>Sulla Previdenza complementare, e\u0300 necessario rilanciare le adesioni, attraverso un nuovo periodo di silenzio assenso e una adeguata campagna informativa istituzionale. Il Governo ed il Parlamento devono incentivare fiscalmente le adesioni; riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione ad una aliquota non superiore all\u201911%; promuovere le condizioni perche\u0301 i fondi investano in economia reale, prediligendo il sostegno alle infrastrutture e allo sviluppo.<br \/>\nI provvedimenti esaminati rivestono una grande importanza e proprio per questo Cgil, Cisl e Uil avevano richiesto al Governo un confronto preventivo, confronto che ci auguriamo possa comunque realizzarsi al fine di individuare ulteriori soluzioni positive.<\/p>\n<p><em>Roma, 5 febbraio 2019<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Memoria-Commissione-Lavoro-Senato-5-febbraio-2019-U.V..pdf\">Il documento<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Memoria presentata in occasione dell\u2019audizione informale del 5 febbraio 2019 presso la XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) del Senato dei rappresentanti di CGIL, CISL, UIL nell\u2019ambito dell\u2019esame del decreto legge n. 4 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 28 gennaio 2019, recante \u00abDisposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni\u00bb. 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