{"id":9342,"date":"2021-01-26T17:18:56","date_gmt":"2021-01-26T16:18:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=9342"},"modified":"2021-01-26T17:18:56","modified_gmt":"2021-01-26T16:18:56","slug":"27-gennaio-il-valore-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monzalecco.lombardia.cisl.it\/?p=9342","title":{"rendered":"27 gennaio, il valore della memoria"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il 27 gennaio si celebra il Giorno della memoria. Un&#8217;occasione per ricordare la tragedia della Shoah affinch\u00e9 non si ripetano pi\u00f9 tragedie simili. Ma anche per fare i conti, senza retorica, con i valori sui quali si fondano il nostro sistema democratico e il nostro vivere insieme. In questo momento in cui \u00e8 difficile incontrarsi e riflettere insieme, a causa delle limitazioni dettate dalla pandemia di Covid-19, la Cisl Monza Brianza Lecco propone un testo per meditare sull&#8217;importanza del ricordo.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La memoria senza ossessione<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Claudio Magris<\/em><br \/>\n<em>Corriere della sera &#8211; 10\/02\/2005<\/em><\/p>\n<p>Nel mito greco Mnemosyne, la memoria, \u00e8 la madre delle Muse ossia di tutte le arti, di ci\u00f2 che d\u00e0 forma e senso alla vita, proteggendola dal nulla e dall\u2019oblio. Nella tradizione ebraica, uno dei pi\u00f9 profondi attributi di Dio \u00e8 quello di ricordare \u00abfino alla terza, alla quarta, alla centesima generazione\u00bb. Questa memoria divina \u00e8 insieme giustizia e carit\u00e0, rifiuto di lasciar cadere in prescrizione il male e riscatto delle sue vittime. L\u2019atto del ricordo, in tal senso, \u00e8 carit\u00e0 e giustizia per le vittime del male e del dolore, individui e popoli scomparsi talora anche in silenzio e nell\u2019oscurit\u00e0, schiacciati dal \u00abterribile potere di annientamento\u00bb della Storia universale, come la chiamava Nietzsche. La memoria \u00e8 resistenza a questa violenza; essa significa andare alla ricerca dei deboli calpestati e cancellati, di quella \u00abpietra rifiutata dai costruttori\u00bb di cui il Signore, come sta scritto, far\u00e0 la pietra angolare della sua casa, ma che giace sepolta sotto le rovine e i rifiuti e va ritrovata e custodita con amore e rispetto.<\/p>\n<p>La memoria \u00e8 il senso della coralit\u00e0 di tutti gli uomini, anche di quelli in quel momento non visibili, che essa scopre presenti, e dar vita agli assenti, come ha scritto Lorenzo Mondo, \u00e8 un atto d\u2019amore. Le persone, i valori, gli affetti, le passioni sono, anche se legate a un preciso momento temporale, non appartengono soltanto ad esso, cos\u00ec come una poesia scritta in un certo giorno di un certo anno non appartiene soltanto a quella data, bens\u00ec al presente della vita e continua a esistere e a crescere. Questo ricordare, strettamente connesso con l\u2019amore, ha ben poco a che vedere con la memoria meccanica, con la capacit\u00e0 di registrare e ritenere molti dati, e con la querula nostalgia sentimentale del passato, trasfigurato e falsificato come se fosse stato migliore del presente, anche se \u00e8 stato invece cos\u00ec spesso orribile e pieno di sciagure.<\/p>\n<p>La memoria \u00e8 il fondamento di ogni identit\u00e0, individuale e collettiva, che si basa sulla libera conoscenza di se stessi, anche delle proprie contraddizioni e carenze, e non sulla rimozione, che crea paura e aggressivit\u00e0. Custode e testimone, il ricordo \u00e8 pure garanzia di libert\u00e0; non a caso le dittature cercano di alterare o distruggere la memoria storica. I nazionalismi la falsificano e la violentano, il totalitarismo soft di tanti mezzi di comunicazione la cancella, con un\u2019insidiosa violenza che scava paurosi abissi non solo fra le generazioni, ma fra una classe e l\u2019altra di scuola, e crea individui inconsapevoli della complessit\u00e0 della storia, incapaci di essere semplici come colombe e avveduti come serpenti, come vuole il Vangelo, e per ci\u00f2 esposti all\u2019inganno, alla manipolazione, alla servit\u00f9.<\/p>\n<p>Dedicare ufficialmente alcune giornate al ricordo delle vittime di genocidi, massacri, guerre e altre delittuose catastrofi non basta, cos\u00ec come non basta portare un fiore una volta all\u2019anno su una tomba, ma \u00e8 un gesto simbolico che, se non \u00e8 svuotato e ridotto a mera convenzione retorica, ha l\u2019autentico valore e significato di esprimere la presa di coscienza di un\u2019intera comunit\u00e0 nazionale e statale.<\/p>\n<p>La proposta di ricordare insieme &#8211; ossia di equiparare &#8211; tutte le vittime dei diversi totalitarismi e delle violenze perpetrate anche da regimi e governi non totalitari ha destato discussioni e proteste, talora ingiuste e talora giustificate.<\/p>\n<p>Ingiuste, se si vuole far differenza tra le vittime, come se alcune avessero pi\u00f9 diritto di altre di non morire, di non essere assassinate e dimenticate. Le vittime di Auschwitz esigono, individualmente, di essere ricordate altrettanto quanto le vittime dei gulag staliniani, delle foibe titoiste, del lager di Arbe, in Croazia, e di altri in cui noi italiani abbiamo imitato, contro gli slavi, con zelo i nazisti. Se qualcuno vuole escludere dalla pietas e dal ricordo l\u2019una o l\u2019altra schiera di vittime, ha torto. E non bisogna scordare che crimini li hanno compiuti non solo i regimi tirannici, ma pure quelli democratici, responsabili di ciniche ecatombi nel passato pi\u00f9 lontano e pi\u00f9 recente, massacri che &#8211; come quelli che anche adesso si svolgono in tanti Paesi, anche non additati quali Stati canaglia e ignorati dalle televisioni &#8211; sono tante volte passati e passano sotto silenzio, perch\u00e9 il grido di quelle vittime non ha la forza di giungere fino a noi, soffocato da un accorto rumore mediatico assordante.<\/p>\n<p>Ma l\u2019eguaglianza delle vittime non significa eguaglianza delle cause per cui sono morte. I tedeschi morti nel bestiale bombardamento di Dresda non sono meno degni di memoria e rispetto dei caduti americani e inglesi, ma ci\u00f2 non pu\u00f2 eliminare, in una conciliazione truffaldina in cui come nella notte tutte le vacche sono nere, la sostanziale differenza tra l&#8217;Inghilterra di Churchill e la Germania di Hitler. Le vittime delle foibe &#8211; alcune delle quali, antifascisti militanti, sono cadute per mano di coloro che consideravano amici e alleati nella lotta contro il nazifascismo &#8211; non valgono meno delle vittime della Shoah. Ma non si possono storicamente equiparare le foibe alla Shoah e non solo e non tanto per il divario numerico, ma perch\u00e9 in un caso si \u00e8 trattato del pianificato progetto di sterminio di un popolo intero e nell\u2019altro di una violenza nazionalista-sociale-ideologica, simile a tanti altri episodi accaduti in analoghe circostanze di guerra e di collasso civile, ma non per questo certo meno orribile o pi\u00f9 giustificabile. Perch\u00e9 il lungo silenzio sulle foibe Chiedono molti che avrebbero potuto e dovuto parlarne.<\/p>\n<p>Se i comunisti, come si \u00e8 detto, hanno cercato di soffocare la loro memoria per interesse politico di parte, gli altri, gli anticomunisti &#8211; si \u00e8 osservato qualche giorno fa in una trasmissione televisiva dedicata all\u2019argomento &#8211; hanno taciuto anche perch\u00e9 era interesse dell\u2019Occidente, in quegli anni, tenersi buono Tito nella sua opposizione a Mosca e nella sua leadership dei Paesi non allineati. \u00c8 certo un bene che l\u2019Occidente abbia vinto, ma non era altrettanto cinico, rispetto a quei morti, consegnarli alla violenza dell\u2019oblio in nome del proprio interesse politico?<\/p>\n<p>Ma il silenzio era calato su di loro &#8211; come sull\u2019esodo istriano &#8211; anche per altre ragioni: per indifferenza, per l\u2019abitudine di concentrare il proprio interesse soltanto sugli argomenti del giorno imposti da un\u2019informazione sempre pi\u00f9 concentrata su se stessa, che ha insegnato a parlare solo di ci\u00f2 di cui si parla, a leggere solo ci\u00f2 che viene vistosamente imposto e a dimenticare che esistono altri libri e altri giornali, in una crescente gara dei mezzi di comunicazione a diventare sempre pi\u00f9 simili e a dire tutti le stesse cose, a parlare tutti dello stesso libro, in un apparente pluralismo che produce gli stessi effetti di un rigido monopolio ideologico. Come ricordava l\u2019altra sera Anna Maria Mori, capitava, in quegli anni, di incontrare gente, anche di media cultura, che chiedeva se Trieste era in Jugoslavia e diceva \u00abBelgrado\u00bb e non \u00abBeograd\u00bb, ma \u00abPula\u00bb e non \u00abPola\u00bb. Non credo fosse colpa dei comunisti, ma dell\u2019andazzo culturale del Paese e dunque della sua classe dirigente, che non era comunista, come, contrariamente a quanto si dice, non lo era la maggior parte dell\u2019editoria, responsabile dei testi scolastici, n\u00e9 dell\u2019informazione. In quegli stessi anni in cui il dramma dell\u2019Istria era dimenticato, gli italiani potevano ascoltare tanta propaganda sui comunisti trinariciuti e autori di ogni nefandezza.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia pure un ricordo negativo che pretende di legare irreparabilmente gli uomini al passato, di pietrificarli come il volto di Medusa. Una memoria rancorosa che incatena l\u2019animo al ricordo bruciante di tutti i torti subiti, pure lontani, magari vecchi di secoli, e alla necessit\u00e0 di presentare il loro conto anche a eredi o presunti eredi che non ne hanno colpa alcuna, di vendicarli indiscriminatamente, perpetuando cos\u00ec la catena di violenze e vendette, alimentando nuove tragedie.<\/p>\n<p>In quegli anni di oblio, il ricordo delle foibe &#8211; e, pi\u00f9 in generale, dell\u2019esodo istriano &#8211; veniva spesso alimentato (e sfruttato politicamente dall\u2019estrema destra) con uno spirito di risentimento e di vendetta che poteva essere comprensibile in chi aveva subito gravi o gravissimi torti, ma rinfocolava quel generico, indiscriminato odio o disprezzo antislavo che era stato una delle origini del dramma provocato e subito dall\u2019Italia ai suoi confini orientali.<\/p>\n<p>Ricordare, aver sempre presente Auschwitz non significa coltivare l\u2019odio per i tedeschi di oggi. Ancor pi\u00f9 inammissibile e sacrilego sarebbe se gli italiani e gli slavi usassero i loro morti per attizzare odi reciproci, in una terra il cui senso &#8211; come hanno visto i grandi scrittori triestini &#8211; \u00e8 la compresenza di culture, l\u2019oppressione o scomparsa di una delle quali significa una mutilazione per tutti. La rappresentazione pi\u00f9 autentica di quel mondo l\u2019hanno data in questo senso, da parte italiana, coloro che &#8211; come Tomizza, Madieri, Miglia, per citare solo alcuni &#8211; hanno narrato senza titubanza e senza regressivi rancori il dramma che l\u2019ha lacerato, ponendo cos\u00ec le premesse, come altri scrittori da parte slava, per una memoria non pi\u00f9 divisa ma condivisa.<\/p>\n<p>Il ricordo creativo \u00e8 libert\u00e0, anche dall\u2019ossessione dei luttuosi eventi ricordati: \u00abGetta dietro di te il tuo dolore e sarai libero\u00bb, dice Rebecca nel Rosmersholm di Ibsen. La memoria guarda avanti; si porta con s\u00e9 il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro, per portarlo in quella patria, in quella casa natale che ognuno, dice Bloch, crede nella sua nostalgia di vedere nell\u2019infanzia e che si trova invece nel futuro, alla fine del viaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 27 gennaio si celebra il Giorno della memoria. Un&#8217;occasione per ricordare la tragedia della Shoah affinch\u00e9 non si ripetano pi\u00f9 tragedie simili. Ma anche per fare i conti, senza retorica, con i valori sui quali si fondano il nostro sistema democratico e il nostro vivere insieme. 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