UNA LEGGE CHE NON RISPONDE ALL’EMERGENZA ABITATIVA
Il Senato ha posto il sigillo finale sul “piano casa”, approvando la conversione in legge del decreto, come già aveva fatto la Camera nelle scorse settimane. L’emergenza abitativa anche nel nostro Territorio ha assunto un carattere strutturale, con l’aumento significativo delle difficoltà d’accesso a una abitazione dignitosa e sostenibile, specie da parte delle fasce più fragili della popolazione. I prezzi degli affitti decollano, così come aumentano gli sfratti e diminuisce a un tempo la disponibilità di alloggi pubblici. Il piano dell’Esecutivo si propone in apparenza mete ambiziose, dalla realizzazione di 100 mila alloggi in 10 anni al recupero di 60 mila alloggi sfitti di Edilizia Residenziale Pubblica; dal sostegno agli affitti calmierati alla costituzione di un fondo per la morosità incolpevole, fino alla velocizzazione degli interventi attraverso commissari straordinari e fondi privati.
“In realtà” – sostiene Danilo Taino, Segretario generale del SICET CISL Monza Brianza Lecco, la categoria sindacale degli inquilini – “si tratta di un provvedimento legislativo inadeguato all’emergenza abitativa reale. Non solo non consentirà un rilancio delle politiche abitative coerente con il pesante fabbisogno abitativo effettivo del Paese, ma aprirà al mercato una breccia per operazioni di natura speculativa, avviando a un tempo processi di privatizzazione del patrimonio pubblico.” Del resto, aggiunge Mirco Scaccabarozzi, Segretario territoriale Cisl, “è un dato di fatto l’accoglienza plaudente riservata al piano casa da fondi d’investimento immobiliari e costruttori edili.”
La spinta al rialzo di affitti, spese condominiali, bollette energetiche, l’insufficienza endemica di disponibilità di alloggi pubblici ERP e privati, gli sfratti/decadenze emessi o in corso di pronunciamento, uniti agli oneri finanziari spesso insormontabili per l’acquisto della prima casa, che si accompagnano in più casi a lavoro povero e/o intermittente, stanno mettendo a dura prova le famiglie. “Per queste ragioni riteniamo – concludono Taino e Scaccabarozzi – che questa legge non risponda alle esigenze del Paese, lasciando inalterate la cause che hanno generato le carenze abitative e riproponendo ancora una volta quello strabismo politico che guarda al mercato come al deus ex machina della situazione”.