Cgil, Cisl e Uil di Monza e della Brianza iritate per il modo irrituale con il quale la Star ha comunicato il nuovo piano industriale (che prevede 65 esuberi) e per i toni aspri del confronto. Viganò, Segretario della Cisl Monza Brianza Lecco: «Se queste sono le relazioni sindacali volute dalla nuova Assolombarda si inizia veramente male…»
La vertenza Star parte in salita. Dopo l’annuncio di 65 esuberi nell’azienda alimentare, Cgil, Cisl e Uil della Brianza hanno rotto le relazioni con Assolombarda. Le segreterie sindacali hanno inviato alla controparte imprenditoriale una lettera di disdetta degli incontri che si sarebbero dovuti tenere nei prossimi giorni.
«Ciò che ci ha irritato di questa vicenda – spiega Marco Viganò, segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco – è anzitutto il modo irrituale con il quale ci hanno comunicato il piano industriale. Ieri, mentre i nostri sindacalisti erano stati convocati a Monza per spiegare le modalità del piano, il direttore dello stabilimento Agrate Brianza comunicava direttamente ai lavoratori le decisioni dell’azienda. Si è così cercato di rompere il legame tra lavoratori e sindacati».
Ciò che ha ulteriormente aggravato la situazione, già tesa, è stata la presenza delle forze dell’ordine fuori dalla sede dell’Assolombarda. «Eravamo una decina tra membri delle segreterie degli alimentaristi di Cgil, Cisl e Uil territoriali e delegati sindacali – spiega Vincenzo Nisi della segreteria Fai Cisl Monza Brianza Lecco -, tutte persone pacifiche e conosciute per la loro attività. Eppure ci siamo trovati davanti una pattuglia di vigili urbani, una dei carabinieri e alcuni agenti della Digos. Non sappiamo chi li abbia chiamati, ma sappiamo che erano lì perché si temevano incidenti legati alla vertenza Star. Ma quali incidenti? E poi perché chiamare le forze dell’ordine? Solitamente siamo noi che, quando organizziamo cortei o scioperi, avvertiamo la polizia o i carabinieri. Ma lo facciamo per evitare problemi di viabilità e non per possibili incidenti. Che mai ci sono stati».
L’azienda ha comunicato un piano di investimenti di 25 milioni di euro che serviranno fondamentalmente a compattare i reparti che nello stabilimento di Agrate Brianza attualmente sono sparsi su un’area di 22mila metri quadrati. «Questi investimenti – continua Nisi – non servono ad aumentare i volumi produttivi, ma solo a razionalizzare gli spazi, che sono, per l'azienda, l'elemento più appetibile dal punto di vista finanziario. Ormai ad Agrate si producono solo dadi, sughi, pesto e infusi. Tutto il resto viene prodotto all’estero. Esempi? I noodles che vanno molto fra i giovani sono prodotti in Spagna. Il dado duo è fatto in Polonia. La beffa è che dicono a noi italiani che il dado lo abbiamo inventato che non abbiamo più le tecnologie per farlo. Per forza, la Star non investe più qui in Italia».
Altra beffa, secondo il sindacato, è che nonostante ad Agrate moltissimi spazi siano vuoti, la direzione commerciale sia stata spostata a Milano in un palazzo per il quale viene pagato un canone di affitto. «Se continua questa tendenza – osserva Nisi – l’unica Star che rimarrà in Italia sarà quella di Milano che venderà prodotti realizzati all’estero. E in Brianza non ci sarà più una produzione».
Intanto il sindacato ha chiesto la convocazione di un tavolo negoziale al ministero delle Attività produttive. Nel frattempo mercoledì prossimo organizzerà un presidio al mercato di Agrate e poi un’assemblea pubblica in spazi comunali. «Vogliamo attirare l’attenzione del territorio – conclude Nisi -. Un territorio che è strettamente legato alla Star. Ad Agrate quasi tutte le famiglie hanno avuto uno o più componenti impiegati nello stabilimento. Quello stesso territorio che è testimone del ridimensionamento o della scomparsa di altre realtà importanti. Pensiamo all'Imb, alla Bames, all'Alcatel».
Al di là della vertenza, rimane l’amarezza per la procedura con la quale Assolombarda ha comunicato il nuovo piano industriale. «Questa – commenta Marco Viganò – è la prima vertenza che abbiamo con la nuova Assolombarda nata dalla fusione con Confindustria Monza e Brianza. Se il buongiorno si vede dal mattino…».