PONTE GENERAZIONALE, ALLA CISL MBL HA FUNZIONATO

La norma è stata utilizzata nel luglio 2015  per favorire il passaggio di consegne tra Federica Farina, 29 anni, di Ronco Briantino, e Maria Paola Radaelli, 57 anni, di Verano Brianza (in pensione da oggi). Due operatrici che lavorano nell’Ufficio colf e badanti, entrambe dipendenti dai Servizi integrati della Cisl Lombardia, si sono passate il testimone.

Solo una ventina di persone in due anni ha utilizzato questo progetto in Lombardia. Una di queste esperienze ha riguardato la Cisl Monza Brianza Lecco. Con successo. La norma è stata utilizzata nel luglio 2015  per favorire il passaggio di consegne tra Federica Farina, 29 anni, di Ronco Briantino, e Maria Paola Radaelli, 57 anni, di Verano Brianza (in pensione da oggi). Due operatrici che lavorano nell’Ufficio colf e badanti, entrambe dipendenti dai Servizi integrati della Cisl Lombardia, si sono passate il testimone.

«Dal punto di vista retributivo – spiega Maria Paola Radaelli, neo pensionata con 42 anni di contributi – ho dovuto rinunciare a qualcosa. Ma il trattamento pensionistico non è stato penalizzato. Ho poi avuto maggior tempo da dedicare a famiglia e nipoti. E ho dato modo a un’altra persona di avere un’occupazione a tempo pieno». «Ho avuto quest’opportunità – sottolinea Federica Farina, assunta a tempo pieno a partire da domani, 1° giugno – e ben volentieri ho cercato di sfruttarla». «Adesso – commenta Rita Pavan, Segretaria generale Cisl Mbl – il ponte generazionale non è più strutturato in questo modo. Probabilmente non è stato molto sfruttato perché non è stato adeguatamente pubblicizzato. Ma ormai fa parte della contrattazione nazionale: nel contratto dei chimici, per esempio, c’è».

Il nuovo ponte generazionale è un intervento per le politiche di reimpiego nato da un accordo tra Assolombarda, Regione Lombardia e Inps. Era stato istituito con il decreto della Regione Lombardia numero 665 del 2 febbraio 2015.  Al lavoratore più maturo dovevano mancare al massimo 48 mesi per il conseguimento del diritto alla pensione. La legge prevedeva inoltre che il giovane assunto dovesse avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni. In pratica, il contratto del lavoratore vicino alla pensione veniva trasformato da tempo pieno a tempo parziale.

I fondi messi a disposizione dalla legge permettevano comunque che i contributi pensionistici venissero pagati integralmente. Il lavoratore più giovane veniva a sua volta assunto con un contratto part-time. Che, al momento del raggiungimento dei requisiti pensionistici del primo lavoratore, veniva tramutato in un contratto a tempo pieno.