CANDY METTE IL TURBO A LIVELLO MONDIALE, MA A BRUGHERIO…

Il Gruppo cresce a livello occupazionale, produttivo e di fatturato. Nel 2017 e nel 2018 sono inoltre previsti nuovi investimenti. Nello stabilimento brianzolo, però, calano i volumi e aumenta la preoccupazione per i dipendenti (attualmente in regime di contratto di solidarietà)  

Alla Candy va tutto bene. Anzi no, non va proprio tutto bene, soprattutto per lo stabilimento di Brugherio. Martedì 20 giugno, nella sede di Monza di Assolombarda, Giuseppe Fumagalli, l’amministratore delegato, ha presentato al sindacato l’informativa annua con il bilancio del 2016 e le prospettive in termini di carichi di lavoro, fatturato e occupazione sia del Gruppo nel suo insieme sia, nello specifico, dello stabilimento brianzolo.

A livello mondiale, la Candy ha vissuto un anno positivo. Il fatturato è cresciuto e ha determinato un utile di 12 milioni di utile. L’organico si è attestato a 4.800 dipendenti, con una crescità di 250 unità. Anche le prospettive sono rosse. Nel 2016 sono stati prodotti 3,3 milioni di pezzi e nel 2017 si stima ne verranno prodotti 3,7 milioni. Nel 2016 gli investimenti si sono attestati sui 20 milioni di euro, nel 2017 saliranno a 25 milioni e nel 2018 a 30 milioni.

Le dolenti note iniziano quando si parla dello storico stabilimento di Brugherio. Nel 2016 la produzione si è attestata sulle 395mila lavatrici, ma nel 2017 scenderà a 326mila. Se l’occupazione cresce a livello globale, a Brugherio scende da 936 dipendenti a 922. «Attualmente – spiega Gabriele Fiore della FIm Cisl Mbl -, nello stabilimento si sta appilicando un contratto di solidarietà che dovrebbe scadere a settembre 2017. L’azienda ha annunciato che lo rinnoverà fino al 2018. Ma dopo? I volumi produttivi non garantiscono gli attuali livelli occupazionali. Il rischio è che 300 posti possano saltare».

Ieri, 27 giugno, il sindacato ha tenuto assemblee con, al termine, un’ora, di sciopero. «C’è preoccupazione per l’aspetto occupazionale – osserva Fiore -, ma contestiamo all’azienda anche il mancato rispetto dell’intesa che, in cambio di un aumento della produttività, riconosce un indennizzo economico. Il sindacato sta valutando come far rispettare questo accordo. Sotto il profilo occupazionale abbiamo chiesto un incontro al ministero dello Sviluppo economico. Approfondiremo la questione in quella sede».