POSTE ITALIANE: RACCOMANDATE, NUOVA GESTIONE CAOTICA

La riorganizzazione degli oggetti a firma (raccomandate, assicurate, atti giudiziari, ecc.) sta creando una situazione di disagio sia per i dipendenti sia per gli utenti. La Slp Cisl Mbl: «I manager hanno proceduto senza consultare il sindacato e si è creata una situazione difficilmente gestibile»

L’ennesima nuova riorganizzazione attuata unilateralmente da Poste italiane senza accordo con il sindacato, da lunedì 10 luglio sta creando gravi disagi, ritardi e caos ai cittadini per il ritiro negli uffici postali (che in Brianza e nel Lecchese sono complessivamente 166) degli oggetti a firma (raccomandate, assicurate, atti giudiziari ecc.) non consegnati per assenza del destinatario al passaggio del postino.

Fino a lunedì scorso, soprattutto nelle città e nei grandi centri abitati dove è presente un Centro primario di distribuzione della corrispondenza di Poste, i cittadini che dovevano ritirare un oggetto a firma non consegnato per assenza del destinatario, dal giorno successivo si potevano recare unicamente presso questo Centro con gli sportelli aperti per tutta la giornata. Senza alcun passaggio interno, gli oggetti erano già pronti fin dal primo mattino.

«La nuova organizzazione messa in atto a tavolino da manager di Poste che poco o nulla conoscono della complessa realtà di tutte le fasi lavorative e passaggi interni delle attività di recapito – spiegano Mario Bellofiore, segretario generale Slp Cisl Mbl e Michele Aquilina, segretario aggiunto Monza e Brianza -, prevede che il ritiro non sia più effettuato nel Centro di recapito ma presso uno dei tanti uffici postali dislocati nelle città. Una geniale grande idea…  In apparenza, ma solo in apparenza, un vantaggio per i cittadini che in tal modo dovrebbero ritirare tale particolare tipo di corrispondenza in un ufficio più vicino a casa propria».

In sostanza, grande caos, disagi e disorganizzazione. Per le farraginose procedure interne e per la miriade di passaggi, controlli e verifiche che necessitano in questi casi, i cittadini possono ritirare le raccomandate, magari urgenti, a partire dalla tardissima mattinata del giorno successivo, nel giorno o nei due giorni successivi. Se tutto va bene, se tutto fila liscio e se le trovano, si tenga presente che molti Uffici saranno chiusi per il periodo feriale.

«Eh già – continuano Bellofiore e Aquilina -, perché l’impresa è anche quella di trovare l’ufficio giusto dove ritirarle, nella moltitudine di succursali e di uffici postali presenti in ogni città.  Per il sindacato che conosce bene il servizio e le varie fasi di lavorazione, era fin troppo facile prevedere che, senza opportuni accordi, il trasferimento degli oggetti inesitati e la relativa consegna sulla rete degli uffici postali risulta priva di sufficienti elementi strutturali in grado di conferire efficienza al servizio da rendere alla clientela postale».

Infatti, già dai primi giorni si riscontra che il progetto peggiora la qualità del servizio in quanto comporta un ritardo di 48 ore nella consegna alla clientela nelle provincie dove sono attive le zone a giorni alterni e di 24 ore nelle restanti realtà. Inoltre, la mancanza di spazi adeguati negli uffici, la mancanza di formazione adeguata per il personale coinvolto, la mancata quantificazione della nuova operativita, unitamente alla non contestuale riparametrazione della forza lavoro, comportano caos organizzativo e lunghe code da parte della clientela nella fase di ritiro.

In sostanza, l’avvio unilaterale del progetto, in assenza della condivisione sulla sua reale efficienza, sulle fattibilità delle modifiche organizzative e sui criteri da stabilire per la riallocazione del personale, comporta inevitabili disservizi di cui ancora una volta si è resa responsabile la dirigenza aziendale.

Il comunicato regionale