RIFORME ISTITUZIONALI, C’È MOLTO DA RIVEDERE

Marco Viganò, Segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco, in una lettera a «Il Cittadino», interviene sui disequilibri che potrebbero essere introdotti dalla riforma costituzionale in materia di amministrazioni locali. Pubblichiamo il testo integrale

Egregio sig. Direttore,
se c'è un dibattito che sta procedendo con molta incertezza è quello sulla riforma dei nuovi assetti istituzionali. Fatto salvo per il conferimento a Sondrio del titolo di Provincia speciale operato dalla Giunta Maroni per garantire una autonomia più marcata alla realtà montana, e riaffermata l'indiscussa originalità della realtà metropolitana con le sue peculiarità in quanto a compiti e funzioni, le aree cosiddette vaste – che sono poi, per buona parte, il cuore produttivo e manifatturiero di questa Regione – sembrano barcollare in un purgatorio senza fine.
Infatti la Regione Lombardia intende riassegnare loro la stragrande maggioranza delle funzioni che prima erano esercitate dalle Province, andando contro la previsione della stessa riforma, ma non sembra essere altrettanto larga di manica in fatto di risorse umane ed economiche da decentrare.
Se dovessimo osservare la discussione con una lente nazionale, scopriremmo come esistano molti ostacoli al processo riformatore, a partire dal non rispetto dei tempi assegnati alle Regioni per la allocazione delle competenze, che per il quadro molto variegato che emerge dalle singole disposizioni che denotano poca coerenza e condivisione.
Il caos è l'immagine più evidente dello stato attuale in cui versa la riforma.
Ma quale disegno si può celare dietro a questa indecisione e lentezza?
C'è la debolezza della rappresentanza politica, che fatica a tenere comportamenti coerenti tra centro e periferia. Si possono anche immaginare ritrosie degli Enti Locali e dei Sindaci ad avere ruoli nelle nuove Istituzioni di secondo livello che, oltre a non essere remunerati, non posseggono un portafoglio da cui attingere risorse adeguate per rispondere ai bisogni espressi dal territorio. Infine, c'è l'incertezza sul futuro di questi Enti, una volta cancellata la parola Provincia dalla costituzione. Tutte supposizioni, ma dotate di sostanza, visto quanto sta avvenendo.
Sul piano della riforma, non c'è solo la necessità di disegnare confini più o meno simili agli attuali che, per rispondere alla domanda posta su queste pagine dal Consigliere Regionale Carugo, la Cisl ha iniziato a tracciare già dal 2013 unendo le proprie Unioni Sindacali di Monza e Lecco. C'è forse un tema ancora più controverso, ma centrale, che è la dimensione ottimale degli Enti Locali in un contesto di area vasta. Su questo aspetto la riforma chiede che si vada nella direzione delle unioni dei Comuni. Un progetto forse troppo ambizioso, se lo vediamo dagli attuali campanili, ma che legge una necessità sempre più evidente, se lo osserviamo dal punto di vista dei bisogni dei cittadini.
Se le unioni necessitano tempi politici non riducibili, pensare ad anticipare la messa in comune di servizi è invece un obiettivo perseguibile, viste anche alcune esperienze consolidate nei nostri territori, penso al vimercatese e al meratese.
In una situazione di crisi economica come l'attuale è ancora possibile incrementare la tassazione locale per tentare di mantenere gli attuali standard di servizio o forse è fondamentale razionalizzare la spesa e offrire servizi comuni?
C'è poi un aspetto contrattuale che non può essere sottaciuto: la Lombardia è un laboratorio forse unico in Italia per via della sua conformazione e della sua forza economica e produttiva. Abbiamo sì una città metropolitana che rappresenta una parte significativa del pil lombardo, ma abbiamo più aree territoriali che sono state, e rimangono, anche nella crisi, la locomotiva produttiva del Paese. Queste aree sono sempre state rappresentate dalle pedine più pregiate del loro scacchiere, e cioè le città. È evidente che un territorio con città sempre più importanti avrà più peso contrattuale di altri nei rapporti con la Regione o con la macro regione, come alcuni propongono.
Allora pensare a un assetto più coerente delle nostre realtà locali è un elemento centrale di un possibile disegno riformatore per continuare a riconoscere ai territori quella loro specificità che li distingue dall'area metropolitana, altrimenti destinata a riassorbirli. I tempi non sono ininfluenti e le decisioni già assunte, o in via di assunzione sulle Aler, le Asl, gli ospedali etc., prefigurano una distribuzione delle aree di competenza a geografia variabile e in contraddizione l'una con l'altra.
Per questa ragione valutiamo positivamente l'apertura di un tavolo regionale di confronto che vede anche la partecipazione del Sindacato, nella speranza che oltre ai sacrosanti aspetti di natura contrattuale che riguardano i lavoratori e le lavoratrici interessati da questi processi di cambiamento, possa essere anche condiviso il disegno generale di una distribuzione territoriale che salvaguardi la peculiarità dei territori, oltre ad una interazione costruttiva tra i sistemi produttivi e sociali.

Marco Viganò
Segretario Generale della Cisl Monza Brianza Lecco