Le Poste hanno annunciato il taglio di 61 uffici in tutta la Lombardia. Il provvedimento colpisce duramente anche le nostre zone. Soprattutto le aree più periferiche
Drastico ridimensionamento delle Poste in Lombardia. Secondo quanto comunicato al sindacato il 12 febbraio, 61 uffici postali saranno chiusi e per altri 121 si parla di razionalizzazione, con aperture al pubblico solo per 2 o 3 giorni alla settimana. In provincia di Lecco ne verranno chiusi 7 (Lecco Acquate, Lecco 6, Beverate, Maresso, Rossino, Sala al Barro, Verderio Superiore), in provincia di Monza e Brianza 5 (Vergo Zoccorino, Capriano, Agliate, Ruginello, Omate). Secondo la Cisl, questo provvedimento che va a penalizzare solo i cittadini e i pensionati di piccoli Comuni, già disagiati per la carenze di servizi, infrastrutture e trasporti. Giuseppe Marinaccio, segretario generale di Cisl Poste Lombardia, ha detto che questo provvedimento non è dettato da criteri di diseconomicità e scarsa operatività degli uffici postali oggetto del ridimensionamento, ma è frutto di una precisa scelta aziendale di abbandono del territorio creandone le condizioni.
Infatti, da tempo gli Uffici dei piccoli comuni sono costretti a operare con personale ridotto al minimo, spesso diverso e, altrettanto spesso, proveniente da altri uffici in distacco temporaneo per permettere solo l’operatività essenziale, improvvisamente chiusi senza preavviso e con motivazioni non veritiere «guasto tecnico» – sia per tutta la giornata che per alcune ore – per mancanza di personale ma anche per convocazioni in Filiale e per partecipazione a riunioni e corsi.
Solo negli ultimi 2 anni in Lombardia vi sono stati oltre 600 esodi incentivati senza che siano stati rimpiazzati da altro personale: questo ha ridotto l’operatività in tutti gli uffici postali, grandi e piccoli, che ha portato ad aumentare i tempi di attesa negli uffici medio-grandi (con molte postazioni vuote) e l’operatività in quelli dei piccoli Comuni. Lo scadimento complessivo della qualità è sotto gli occhi di tutti.
Altrettanti esodi incentivati sono previsti per i prossimi due anni. Questo porterà, senza ombra di dubbio, al mancato potenziamento degli uffici in prossimità di quelli per cui ora viene prevista la chiusura. Progressivamente ed inevitabilmente si creeranno le stesse condizioni per ulteriori prossime chiusure.
Nei piccoli Uffici è stata ridotta l’operatività anche con la soppressione di alcuni importanti servizi (apertura conti correnti, successioni, sportello «Amico», limitazione negli investimenti ecc.) e le pensioni vengono accreditate direttamente su conto corrente o libretti fatti aprire appositamente anche da chi non ne possedeva.
In diverse realtà territoriali, prive anche di una qualsiasi postazione Bancomat, ora si chiude l’Ufficio postale di riferimento, o gli si riducono i giorni di apertura, creando grosse difficoltà per riscuotere le pensioni ed anche ad adempiere ai pagamenti dei tributi locali che si pagano con mod. F24 che può essere accettato solo da Poste o Banche.
Il sindacato intraprenderà tutte le azioni possibili, compresa una specifica vertenza che può sfociare anche in uno sciopero generale e chiedendo alla Regione Lombardia, per quanto di sua competenza, di intraprendere tutte le azioni possibili per far recedere l’azienda dalle decisioni prese, al fine di garantire i servizi universali nei piccoli comuni e per le fasce di popolazione disagiate e meno protette, mantenendo il presidio del territorio e garantendo anche gli attuali livelli occupazionali di Poste italiane nella nostra regione.