Marco Viganò, segretario della Cisl Monza Brianza Lecco, interviene sui decreti attuativi: «siamo soddisfatti per la cancellazione dei contratti di associazione in partecipazione che era una nostra "storica" richiesta e del lavoro ripartito, ma crediamo sia importante che tra le tipologie da eliminare vi sia anche il lavoro a chiamata»
Marco Viganò ritiene che nel complesso il decreto mantenga la promessa iniziale di abbattere il precariato, considerato che sembrano scomparire associazione in partecipazione e job sharing e che restano lavoro in somministrazione, a chiamata e intermittente mentre per le collaborazioni non c'è chiarezza?
Siamo soddisfatti per la cancellazione dei contratti di associazione in partecipazione che era una nostra «storica» richiesta e del lavoro ripartito, ma crediamo sia importante che tra le tipologie da eliminare vi sia anche il lavoro a chiamata. Concordiamo sulla opportunità di collegare meglio l'apprendistato al sistema della istruzione e formazione professionale e in particolare, valutiamo positiva la scelta di non mettere interamente a carico delle imprese la retribuzione relativa alle ore di formazione. Valutiamo positivamente poi l'ampliamento dello sgravio contributivo che verrebbe riconosciuto. Continua la pressione della Cisl perché venga fatta una operazione di pulizia sul lavoro subordinato mascherato attraverso l'utilizzo delle collaborazioni, ma nello stesso tempo dovremo vigilare perchè non si vada ad alimentare il lavoro nero o le false partite iva. Per questa ragione chiediamo di rendere centrale su questi punti il ruolo della contrattazione collettiva. Per quanto riguarda i preannunciati interventi su maternità e conciliazione, si tratta di misure che rispondono a molte delle nostre richieste.
Cosa pensa del demansionamento anche se a parità di stipendio? Quali le conseguenze pensando anche allo scenario che ciò potrebbe aprire su un tessuto occupazionale come quello lecchese?
Questo è un aspetto delicato del provvedimento che vedremo come verrà normato, in generale non può essere la regola. Di certo per molte realtà in crisi, anche oggi sul nostro territorio, a fronte di un mantenimento di posto di lavoro abbiamo realizzato unitariamente accordi che modificano l'organizzazione del lavoro e, dentro ad essa, anche le funzioni e i ruoli.
Qual è la posizione della Cisl sui licenziamenti collettivi? In proposito Cgil e Uil ritengono che la Cisl abbia espresso posizioni poco nette, cosa risponde?
In materia di licenziamenti individuali, al di là delle modifiche introdotte dal Governo e, certamente, da noi non auspicate, la Cisl ha contribuito, in forme determinanti, a respingere emendamenti dirompenti quali la cosidetta clausola di opting out che avrebbe consentito al datore di lavoro, in presenza di un licenziamento disciplinare riconosciuto illegittimo dal giudice, di optare per un risarcimento economico maggiorato, senza procedere alla reintegrazione del lavoratore.
Ha avuto, egualmente, successo la nostra opposizione all'introduzione della fattispecie del licenziamento per scarso rendimento e la nostra proposta di rafforzare, in presenza di licenziamenti, la procedura preventiva di conciliazione agevolata, integrata nelle tutele della NASPI e dei percorsi di riqualificazione professionale attraverso il contratto di ricollocazione.
A Cgil e Uil chiediamo: quali modifiche legislative sono state realizzate dall'azione di sciopero da loro indetto? La nostra azione di pressione e di contrasto all'arroganza dell'esecutivo ha portato risultati anche su questi punti.