Analisi dati INAIL a luglio 2026

La sicurezza sul lavoro deve diventare un patrimonio condiviso e un obiettivo comune

INAIL ha recentemente pubblicato i dati sugli infortuni e le malattie professionali occorse nei primi sette mesi del 2026. Una lettura approfondita di questi elementi è per noi Sindacato indispensabile per orientare maggiormente l’azione di prevenzione, la contrattazione e il confronto con le imprese e le istituzioni.

Gli infortuni

Sul territorio di Monza Brianza nei primi sette mesi dell’anno si sono registrati 4.937 infortuni sul lavoro, in aumento dello 8,72% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita notevole anche se raffrontata al dato regionale (+6,6%). Resta stabile il numero degli infortuni mortali che, da gennaio a luglio, sono stati 3.

Nella Provincia di Lecco nel 2026 l’aumento degli infortuni è stato più contenuto, +3,2%, con 2.127 casi registrati fino al 31 luglio. Calano gli infortuni mortali che scendono a 1 rispetto alla tragica conta dello scorso anno quando i morti furono 4. Il dato non consente tuttavia di abbassare la guardia: la Lombardia continua ad essere la Regione con il maggior numero assoluto di vittime ma questo non ci stupisce visto che è la regione con il maggior numero di occupati.

Analizzando i dati regionali emerge un incremento sia degli infortuni in occasione di lavoro (+6,92% con 50.546 denunce) che in itinere (+5,19% con 9.986 denunce) rispetto a luglio 2025. Questi ultimi rappresentano il 17% del totale.

Uno dei dati che richiede maggiore attenzione riguarda i lavoratori nati all’estero. Nei primi sette del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro riguardanti persone nate fuori dall’Italia sono 18.529: 1.855 per lavoratori nati in altri Paesi dell’Unione europea e 16.674 per lavoratori nati fuori dall’UE. Nel 2025 erano complessivamente 16.942. L’aumento è quindi di poco inferiore al 10%, molto più elevato di quello registrato tra i lavoratori nati in Italia (+5,67). Ancora più significativo è il dato relativo agli eventi mortali. Tra gli 89 decessi avvenuti in occasione di lavoro, 35 riguardano lavoratori nati all’estero, pari a circa il 39% del totale: 8 nati in altri Paesi UE e 27 in Paesi extra UE. Nello stesso periodo del 2025 erano stati complessivamente 18 su 89.

Questo trend richiama temi molto concreti che spesso come Sindacato denunciamo: effettiva comprensione della formazione impartita, presenza di barriere linguistiche, condizioni contrattuali e occupazionali, ricorso agli appalti e subappalti, esperienza nella mansione, conoscenza dei propri diritti, possibilità reale di segnalare condizioni di pericolo. Occorre quindi prestare particolare attenzione alla qualità e all’effettività della formazione, verificando che non si limiti all’adempimento formale ma sia realmente comprensibile e adeguata anche per chi ha una limitata conoscenza della lingua italiana.

Nel 2026 gli infortuni in Lombardia riguardano per il 63,7% uomini e per il 36,3% donne. Rispetto allo scorso anno la crescita rimane bilanciata, con un +7% circa per entrambi i generi. Tra i casi mortali, tuttavia, la prevalenza maschile resta netta: 81 decessi contro 8 femminili.

La fascia di età più colpita dagli infortuni è quella tra in 50 e i 54 anni mentre gli incidenti mortali si concentrano maggiormente nella fascia successiva, tra i 55 e i 59 anni, che da sola registra più del 20% dei casi a conferma del peso crescente dell’invecchiamento della forza lavoro. Un tema che deve sempre più entrare stabilmente nella valutazione dei rischi e nell’organizzazione del lavoro: mansioni gravose, turnazioni, lavoro notturno, movimentazione dei carichi, esposizione a temperature estreme e recupero psicofisico non possono essere affrontati prescindendo dall’età dei lavoratori.

Il terziario resta il macrosettore più esposto a infortuni (17.292 casi, il 31,75% del totale), seguito dall’industria (16.718 casi, il 30,69% del totale). In particolare le attività economiche più colpite sono il trasporto e magazzinaggio (3.781), il commercio e riparazioni auto e moto (3.657), la sanità e assistenza sociale (3.564) e le costruzioni (3.429). Per gli infortuni mortali, invece, i settori più a rischio restano le costruzioni e il trasporto e magazzinaggio che, insieme, raccolgono tristemente quasi il 40% dei casi.

Le malattie professionali

Sempre analizzando i dati al 31/07/2026 emerge una netta crescita nella Provincia di Lecco delle denunce per malattie professionali (+36%), un’incidenza nettamente superiore alla media lombarda che si ferma al 10%. In Provincia di Monza Brianza il numero delle denunce resta stabile (202, 3 in meno dello stesso periodo del 2025).

Allargando il focus sui dati lombardi notiamo che crescono maggiormente le denunce da parte delle donne (+14,69%) rispetto a quelle presentate da uomini (+7,97%). Il 60% delle denunce (2.022, in crescita del 19,62% rispetto al 2025) riguarda il sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, un problema che richiama direttamente l’organizzazione concreta del lavoro: movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetitivi, posture, ergonomia delle postazioni, ritmi e possibilità di recupero.

Crescono le denunce di malattia professionale per disturbi psichiatrici (da 45 a 80, +77,8%), per malattie del sistema nervoso (+16,8%) e per malattie del sistema respiratorio (+30,98%). In calo i tumori professionali (-33%). Quest’ultimo dato, seppur positivo, meriterebbe un’ulteriore indagine perché riteniamo sia un fenomeno sottostimato.

Rispetto alle malattie professionali riteniamo che i dati rappresentino solo in parte il problema. Resta alto il numero di coloro che non denunciano le patologie lavoro-correlate. Deve continuare e rafforzarsi l’opera di informazione sui percorsi di tutela a disposizione di lavoratrici e lavoratori per il riconoscimento dei loro diritti. A questo proposito ricordiamo che il nostro Patronato INAS CISL offre assistenza gratuita per il riconoscimento delle malattie professionali, supportando il lavoratore nell’iter burocratico con l’INAIL, dalla denuncia alla valutazione medico-legale.

Il commento di Roberto Frigerio, Segretario CISL Monza Brianza Lecco

“La drammaticità dei dati pubblicati da INAIL ci dicono che, nonostante ci si impegni giornalmente per cercare di diminuire gli infortuni sui luoghi di lavoro e le malattie professionali, il lavoro fino ad ora svolto in materia di sicurezza non risulta sufficientemente penetrante ed incisivo per invertire una tendenza che non accenna a migliorare”.

“La formazione e la prevenzione non possono essere materia da attribuire gli uni agli altri, nessuno può esimersi da questa responsabilità” continua Frigerio. “In questa prospettiva è fondamentale rafforzare un modello partecipativo della sicurezza nel quale aziende, lavoratori, organizzazioni sindacali e datoriali, organismi di rappresentanza e istituzioni non agiscano separatamente, ma siano chiamati a confrontarsi e a costruire insieme soluzioni concrete. La sicurezza sul lavoro non può essere solo una materia di controllo e di adempimenti. Deve diventare un patrimonio condiviso e un obiettivo comune, attraverso il dialogo, il confronto e la partecipazione di tutti i soggetti che conoscono direttamente le realtà produttive. Le imprese devono poter mettere a disposizione esperienza, organizzazione e capacità di innovazione; i lavoratori e le loro rappresentanze devono poter portare la conoscenza dei rischi che si incontrano quotidianamente nei luoghi di lavoro; le parti sociali possono contribuire a costruire strumenti e percorsi condivisi; le istituzioni devono accompagnare questo processo mettendo a disposizione le competenze, i dati, la formazione la prevenzione e capacità di coordinamento”.

“È proprio nella capacità di mettere insieme questi diversi punti di vista che possiamo individuare i rischi prima che si trasformino in infortuni o malattie professionali” spiega ancora Frigerio che conclude “Adottare il modello partecipativo significa passare da una logica nella quale ci si incontra soltanto dopo che un problema si è verificato auna logica di prevenzione condivisa nella quale il confronto diventa permanente e la sicurezza entra nelle scelte organizzative e produttive delle imprese”.