Lunedì 17, sindacato e direzione aziendale si sono incontrati. Non è stato raggiunto un accordo, ma il confronto è entrato nel vivo. Sul tavolo la proposta di ritirare la procedura di mobilità e di fare ricorso alla cassa integrazione straordinaria ed, eventualmente, la mobilità esterna su base volontaria
Alla Bettini di Monte Marenzo (Lc) non c’è ancora l’accordo, ma la discussione procede. Lunedì, 17 luglio, c’è stato un nuovo incontro tra la direzione aziendale e i rappresentanti sindacali. Il sindacato ha ribadito la richiesta di ritiro della procedura di mobilità e l’applicazione della cassa integrazione straordinaria. «Abbiamo anche chiesto – spiega Massimo Ferni, Femca Cisl Mbl – che, qualora si volesse ricorrere alla mobilità, questa sia su base volontaria. L’azienda, per il momento, ha preso tempo. Ma non ha chiuso le porte in faccia al sindacato».
La Bettini si è infatti riservata la possibilità di verificare se la cassa integrazione sia applicabile a tutti gli esuberi (una trentina su 70 dipendenti). L’azienda, una realtà produttva storica del Lecchese, si occupa della cromatura di particolari meccanici e della realizzazione di prodotti in ceramica per i settori meccanotessile e odontoiatrico. L’apertura della procedura di mobilità è dovuta alla crisi del settore metalmeccanico e tessile, con conseguente riduzione delle commesse e di conseguenze del volume d’affari e del fatturato.
«Ai tempi d’oro – conclude Ferni -, l’azienda dava lavoro a 160 persone. Con il tempo, l’organico è sceso a 70. Nel tempo però le crisi occupazionali sono sempre state risolte in modo soft, grazie agli ammortizzatori sociali e agli incentivi. Dopo un iniziale, muro-contro-muro, sembra che la direzione sia più conciliante. Vedremo come evolverà la situazione nei prossimi incontri».