Buona la partecipazione all'astensione dal lavoro e al presidio. Un dato non scontato, considerate le pressioni sui lavoratori da parte dell'azienda. Ferni, Femca Cisl Mbl: «Noi chiediamo che i lavoratori non vengano lasciati per strada e proponiamo l'adozione degli ammortizzatori sociali previsti per legge»
Lo sciopero con il presidio sono riusciti. Molti dei lavoratori della Bettini di Monte Marenzo hanno incrociato le braccia per protestare contro la decisione della direzione di avviare la procedura di mobilità per 30 degli 80 dipendenti.
Che l’iniziativa riuscisse non era scontato. Da tempo in fabbrica si vive un ambiente teso. «Nell’ultimo periodo – osserva Massimo Ferni della Femca Cisl Mbl – il clima aziendale è diventato molto pesante, con enormi pressioni sui lavoratori utilizzando le contestazioni disciplinari e comminando sanzioni pesantissime, anche per aspetti irrisori dell’attività produttiva, con giorni di sospensione su errori nella produzione. Nei giorni scorsi poi sono state fatte pressioni affinché i lavoratori non partecipassero allo sciopero». Anche durante il presidio i responsabili dell’azienda hanno chiesto ai dipendenti in sciopero di rientrare al lavoro.
Il sindacato, però, continua a difendere i lavoratori. «Noi chiediamo che venga ritirata la mobilità – conclude Ferni – e venga valutata la possibilità di applicare gli ammortizzatori sociali. In sostanza, chiediamo che i dipendenti non siano messi sulla strada, ma venga loro offerto un sostegno». Se ne riparlerà il 12 luglio, per l’incontro obbligatorio tra sindacato e dirigenti aziendali previsto dalla legge per le procedure di mobilità.