In un ordine del giorno, i primi cittadini della Provincia di Monza e Brianza chiedono che il Governo intervenga nei confronti di chi delocalizza (anche nell'Unione Europea) lasciando a casa lavoratori italiani. Una dura presa di posizione nata sulla scia della lunga vertenza della K-Flex dove 187 lavoratori sono stati licenziati a causa della delocalizzazione in Polonia
Dura presa di posizione dell'assemblea dei sindaci della Provincia di Monza e della Brianza sul caso K-Flex. I primi cittadini, in un ordine del giorno, chiedono al Governo Italiano di applicare la norma che prevede «la restituzione dei contributi versati» nei casi di delocalizzazione «al di fuori dei confini nazionali e non solo nel caso questa avvenga in uno Stato non appartenente all’Unione Europea». Ma anche che il «Governo italiano si adoperi anche in sede di Unione Europea, affinchè sia adottata una norma che impedisca forme di dumping fiscale tra paesi membri dell'Europa». Di seguito pubblichiamo il testo dell'ordine del giorno.
Ordine del Giorno sulle delocalizzazioni in presenza di contributi pubblici
L’Assemblea dei Sindaci della Provincia di Monza e Brianza, riunita in data odierna
Preso atto
– della vicenda che ha portato al licenziamento di 187 lavoratori dell’Azienda K-Flex di
Roncello, dopo 113 giorni di sciopero e mobilitazione davanti all’azienda
– del fatto che la K-Flex gode di buone condizioni economiche, ha ricevuto contributi
pubblici ed ha deciso di delocalizzare in Polonia parte della sua produzione
– del fatto che anche l’accordo di conciliazione tra le parti, stipulato in data 15 maggio
non può considerarsi risolutivo della vicenda occupazionale dei lavoratori interessati,
ora rimasti senza lavoro, e che gli stessi lavoratori mantengono l’impegno a
combattere perchè il loro destino non si debba più ripetere per altri lavoratori, in
circostanze analoghe
Considerato
– che questa vicenda è emblematica di molte altre analoghe capitate e che continuano
ad avvenire sul territorio provinciale, regionale e nazionale
– che le amministrazioni locali, in ottica di sussidiarietà, sono il primo presidio dello
Stato al fianco dei cittadini e per primi ne registrano le difficoltà ma anche le
incongruità normative che, come nel caso considerato, si rivelano nella loro
contradditorietà agli occhi di tutta la cittadinanza
– che gli stessi livelli superiori dello Stato, come la Regione Lombardia ed il Ministero
dello Sviluppo Economico, hanno promesso attenzione e si sono impegnate, fino ad
oggi senza esiti apprezzabili, per un’equa conclusione della vicenda, per i lavoratori
licenziati
– Le iniziative di supporto e tutela sindacale e legale agite per l’intero periodo di
mobilitazione dal Sindacato confederale e di categoria
– Le iniziative di sensibilizzazione e solidarietà messe in campo dalla società civile del
territorio e, tra queste, quelle promosse dalle associazioni e movimenti che si rifanno
ai valori dell’Economia Solidale (come i Gruppi d’Acquisto Solidali, i soci di Banca
Popolare Etica e il Distretto per l’Economia Solidale della Brianza)
Richiamato
– il comma 60, articolo unico, L. 147 del 27 dicembre 2013 (legge di stabilità 2014),
che recita testualmente come segue: “Per i contributi erogati a decorrere dalla data
di entrata in vigore della presente legge, le imprese italiane ed estere operanti nel
territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale,
qualora, entro tre anni dalla concessione degli stessi, delocalizzino la propria
produzione dal sito incentivato a uno Stato non appartenente all'Unione europea,
con conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento, decadono dal
beneficio stesso e hanno l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti.”
Chiede
1) al Governo Italiano di porre mano alla norma citata, nel rispetto dei vincoli e delle
norme comunitarie, prevedendo che la restituzione dei contributi versati avvenga
nell’evenienza di delocalizzazione al di fuori dei confini nazionali e non solo nel
caso questa avvenga in “uno Stato non appartenente all’Unione Europea”
2) Che il Governo italiano si adoperi anche in sede di Unione Europea, affinchè sia
adottata una norma che impedisca forme di dumping fiscale tra paesi membri
dell'Europa.
Monza, 8 giugno 2017