NOKIA ALCATEL, IL SINDACATO RIBADISCE IL NO AI TAGLI

Il piano di riorganizzazione prevede un esubero di 219 lavoratori in Italia. La Fim: «I lavoratori hanno già pagato troppo le ristrutturazioni. Chiediamo all'azienda di rivedere il piano e al Governo di intervenire sui vertici della multinazionale per ridurre l'impatto occupazionale» 

Il sindacato ribadisce la sua netta contrarietà al piano di riorganizzazione della Nokia-Alcatel che prevede 219 esuberi. Lo ha detto con chiarezza nell’ultimo incontro avuto con la direzione aziendale il 7 giugno e lo ribadirà nel prossimo incontro che si terrà il 28 giugno al ministero dello Sviluppo economico a Roma. «Come organizzazioni sindacali – spiega Gigi Redaelli della Fim Cisl Monza Brianza Lecco – abbiamo ribadito la necessità di un intervento diretto e più incisivo del Governo sulla vicenda, il rappresentante del ministero ha dichiarato che il Ministro Calenda sta cercando di incontrare il Ceo (amministratore delegato) di Nokia ed è disposto di andare in Finlandia se necessario per velocizzare i tempi di questo incontro. Come sindacato pensiamo che sia importante l’intervento del Governo sui vertici della multinazionale per contribuire alla riduzione degli esuberi in Italia, magari portando nuove attività anche a fronte degli investimenti sulla banda ultra larga».

L’azienda, da parte sua, ha confermato di voler procedere con gli interventi annunciati in Italia, che farebbero parte di un piano di ristrutturazione globale del gruppo. Gli interventi dovrebbero, secondo Nokia-Alcatel, portare a una maggiore centralizzazione, sinergie ed efficienza. La maggior parte dei tagli nel nostro Paese riguarda i siti produttivi di Vimercate e di Cassina de’ Pecchi. Quest’ultimo dovrebbe chiudere definitivamente i battenti e i dipendenti dovrebbero essere trasferiti a Vimercate.

«A pagare i piani di ristrutturazione – conclude Gigi Redaelli – sono ancora una volta i lavoratori. Al ministero abbiamo ricordato che, poco prima della fusione con Nokia, Alcatel aveva portato a termine una razionalizzazione delle unità produttive e ha visto il licenziamento unilaterale delle 19 persone rimaste in eccedenza e sul fatto che ad oggi due lavoratori (altre cause sono in corso) che hanno impugnato il licenziamento ottenendo il reintegro siano state nuovamente licenziate, abbiamo espresso la netta contrarietà a gestire assieme un piano se non c’è chiarezza in tal senso, noi pensiamo che ci debbano essere zero esuberi alla fine e nessuna azione unilaterale da parte dell’azienda».