Autunno di incertezze anche nel mondo del lavoro

Anche quest’anno la CISL Monza Brianza Lecco, per voce del Segretario Generale Mirco Scaccabarozzi, fa il punto sulla situazione politico economica alla ripresa delle attività produttiva, con uno sguardo alle complesse dinamiche globali che minacciano anche l’economia locale e in vista di un auspicabile confronto con il Governo sulla prossima Legge di bilancio.

Sul fronte internazionale stiamo assistendo a una ipocrisia manifesta dei comportamenti politico-militari delle attuali grandi potenze mondiali (Cina, Russia, USA) e di Israele. È inaccettabile anche solo la forma comunicativa di alcuni eventi agghiaccianti: non è possibile infatti definire la distruzione di un ospedale come l’imprevisto esito di un errore fortuito. Un vero impegno per la pace non può essere sorretto dalla logica del ‘business is business’, ovvero non ci può essere credibilità in un’azione politica come quella trumpiana che cerchi unicamente il profitto a scapito di ogni altra considerazione. Purtroppo risulta palese anche l’inconsistenza della politica estera UE, attraversata da tensioni e fratture che rendono impossibile anche solo l’idea di una azione efficace. Al netto degli esiti effettivi della politica sui dazi innescata dagli USA, la CISL si dichiara in ogni caso fortemente contraria a questa impostazione della politica economica mondiale che riverbera i propri effetti nefasti anche sulla nostra economia, danneggiando intere filiere produttive e colpendo lavoratori e famiglie. Al Governo chiediamo un intervento coordinato sul piano europeo. Di questo abbiamo in realtà bisogno, non certo di una splendida solitudine dei diversi Stati UE.

Volgendo lo sguardo al nostro territorio, la situazione occupazionale manifesta, come nei mesi precedenti, serie difficoltà e scarsa chiarezza quanto a interventi risolutivi.

La situazione in Provincia di Monza Brianza

Per quanto rigurda il territorio brianzolo, il riferimento ineludibile riguarda anzitutto ST Microelectronics: l’azienda tira dritto e conferma il piano di riorganizzazione globale con 1.500 esuberi previsti nel sito di Agrate Brianza. Come Sindacato ribadiamo la necessità di un piano industriale che vada oltre il 2027, con investimenti importanti, privati e statali, per riportare lo stabilimento lombardo a essere competitivo e leader nella produzione dei semiconduttori. Un’altra situazione preoccupante è quella di Peg Perego: se l’accordo raggiunto all’inizio di agosto (volontarietà con incentivazione all’esodo come unico criterio di uscita e attivazione della CIGS residua dal 01/10/2025 al 31/03/2026) può certamente considerarsi un grande risultato, resta l’incertezza sul futuro dell’azienda. L’auspicio è che la trattativa sui tavoli istituzionali aperti presso la IV Commissione di Regione Lombardia ed il MIMIT si traduca in misure concrete per il rilancio dell’azienda e la salvaguardia dei posti di lavoro.
Anche l’analisi dei dati previsionali ANPAL del trimestre agosto-ottobre 2025 non restituisce un trend positivo sul futuro del mercato del lavoro brianzolo che registrerà un segno meno rispetto allo stesso periodo del 2024, con un vuoto di circa 1430 unità a fronte di 16.610 entrate previste.
Il nuovo personale si concentrerà nel settore dei Servizi che con il 74% si dimostra il settore più vivace nel territorio (2.650 nei servizi di alloggio e ristorazione, 2.770 nei Commercio, 2.450 nei servizi alle persone, 1.710 nei servizi di supporto alle imprese). Segue il settore costruzioni con 1.550 entrate previste nel trimestre. Nel 58% dei casi, verrà richiesta un’esperienza professionale specifica o nello stesso settore e i posti destinati a dirigenti, specialisti e tecnici saranno il 16% del totale, quota superiore alla media nazionale (12%). Per una quota attorno al 27% si tratterà di personale immigrato e nel 36% dei casi saranno giovani con meno di 30 anni.
Permane un problema di qualità e stabilità del lavoro: solo il 27% di coloro che troveranno lavoro potrà godere di un contratto a tempo indeterminato mentre il restante 73% dovrà accontentarsi di un contratto a termine. E questo nonostante continui a crescere la domanda non soddisfatta da parte delle aziende per il reperimento del personale. In 46 casi su 100, infatti, le imprese prevedono difficoltà nel trovare i profili desiderati.

La situazione in Provincia di Lecco

Nel lecchese c’è una forte preoccupazione per il destino del gruppo Carrier – Riello di Lecco e dei suoi 150 dipendenti. Nonostante la serrata trattativa per ottenere garanzie e impegni a tutela dello stato occupazionale e a salvaguardia delle elevate professionalità presenti in azienda (la quasi totalità delle maestranze sono ingegneri o tecnici di laboratorio) non c’è al momento alcuna certezza sul piano industriale che verrà adottato dai futuri acquirenti e quindi sul futuro del sito.
Anche qui l’analisi dei dati previsionali sui nuovi ingressi nel mondo del lavoro realizzata da ANPAL registra un segno meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (agosto-ottobre), con -260 unità a fronte di 6280 entrate previste. Il nuovo personale verrà impiegato principalmente in aziende con meno di 50 dipendenti (il 55%) e si concentrerà per il 62% nel settore dei Servizi (1.030 nei servizi di alloggio e ristorazione, 1.020 nei servizi alle persone, 730 nei Commercio, 390 nei servizi di supporto alle imprese). In calo anche gli ingressi nel settore metallurgico che si attestano intorno alle 770 unità (nel 2024 erano 860). Nel 21% dei casi si tratterà di personale immigrato e nel 34% saranno giovani con meno di 30 anni. Molto importante possedere un’esperienza professionale specifica o nello stesso settore, che verranno richieste nel 57% dei casi. Solo il 22% dei nuovi ingressi sarà a tempo indeterminato mentre il restante 78% avrà un contratto a termine.
Anche su Lecco. quindi, permane quindi precarietà nei nuovi posti di lavoro nonostante sia in crecita la domanda non soddisfatta da parte delle aziende per il reperimento del personale: in 48 casi su 100, infatti, le imprese prevedono difficoltà nel trovare i profili desiderati.

Come CISL siamo convinti che in questo Paese la centralità dei temi salariali non può essere ulteriormente rinviata. Troppo spesso la temporaneità degli impieghi è sinonimo di basso salario. Perché il lavoro sia più stabile e meglio pagato dovremo spingere su strumenti in grado di aumentare il suo valore aggiunto, mettendo in campo nuove politiche attive e investendo sulla formazione.
L’attuazione concreta della Legge 76 del 15.05.25 sulla Partecipazione dei lavoratori promossa dalla CISL può diventare la via maestra per rafforzare le produzioni strategiche e creare lavoro di qualità promuovendo a un tempo un patto sociale che la CISL ritiene particolarmente urgente per il Paese, anche in vista della prossima Manovra Finanziaria. Non dimentichiamo gli impegni presi dalla premier Meloni nel corso del nostro Congresso confederale lo scorso luglio. Perciò riteniamo dar corso a fatti concreti e anzitutto ad una rapida apertura del confronto sui contenuti della Legge di Bilancio.

Serve una nuova politica espansiva dei redditi e la prima leva è rappresentata dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali per 2,5 milioni di lavoratori. La nuova politica espansiva dei redditi deve fondarsi su metodo equità e concertazione. Oltre al rinnovo contrattuale va stabilito il diritto di ogni lavoratore a un salario di produttività volto a redistribuire in maniera stabile gli esiti della aumentata produttività. L’altro versante riguarda prezzi e tariffe insieme al contrasto alla speculazione e un minor aggravio della pressione fiscale su redditi da lavoro dipendente e da pensioni, impedendo ulteriori divari tra costo della vita e remunerazione. Anche a seguito dell’azione corrosiva di stampo inflattivo occorrono detrazioni maggiori fino ai 60.000 euro, una riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 32% e una fiscalità a vantaggio della produttività con una maggiore tassazione sulle grandi rendite.

Dunque un nuovo patto sociale tra Governo e Parti sociali, al pari degli anni ‘90, con un programma e obiettivi condivisi. Riteniamo che il Sindacato debba indirizzare il cambiamento per evitare un’imposizione esterna e dunque trovarsi unicamente a gestire le ricadute sociali. Al centro la qualità del lavoro, la coesione sociale e territoriale, i salari e la produttività nonché le nuove tutele.

La strada del dialogo e della partecipazione impone coraggio e scelte concrete anche se all’apparenza impopolari. Nessuna fuga in avanti, come sembrano invece prospettare le ultime dichiarazioni della politica. È il caso del tema pensioni che per noi possono essere cambiate solo attraverso un percorso condiviso che comporti un sistema più equo e flessibile a tutela di chi già percepisce un reddito da pensione ma che dia a un tempo maggiori certezze a giovani e donne con percorsi lavorativi spesso frammentati se non polverizzati. Va resa operativa la pensione contributiva di garanzia, da confermare ed estendere l’APE Sociale, occorre introdurre sgravi contributivi per le madri lavoratrici e riformare “opzione donna” in direzione meno penalizzante. La flessibilità in uscita deve presupporre un’estensione effettiva della previdenza complementare, specie nei confronti di quanti oggi sono meno coperti, e va dunque sostenuta fiscalmente.

Sul piano sanitario attiveremo il confronto sui piani di sviluppo dei Poli territoriali, concepiti con l’obiettivo di realizzare un concreto spazio di integrazione tra i bisogni sanitari e i bisogni socio-assistenziali delle persone. La CISL conferma il suo impegno nell’attività di monitoraggio e controllo di quanto viene realizzato sul territorio, a partire dai nuovi presidi socio-sanitari, le case di comunità, luogo fisico dove tale integrazione si realizzerà. Parallelamente prosegue il confronto e la collaborazione con le ASST territoriali per l’individuazione di possibili azioni di contrasto alle lunghe liste di attesa per le prestazioni sanitarie. Rimane strutturale la carenza di operatori sanitari che determina condizioni di lavoro insostenibili.

Gli impegni sono molteplici e non mancano le scelte difficili da compiere anche in relazione alla Legge di bilancio. Nel solco della nostra tradizione ci confronteremo con l’Esecutivo senza alcun pregiudizio ideologico.

Mirco Scaccabarozzi
Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco