Le riflessioni del Segretario Generale della CISL Monza Brianza Lecco, Mirco Scaccabarozzi
Giunti al traguardo dell’approvazione della Legge di Bilancio 2026, si impongono alla nostra attenzione alcune considerazioni. La riduzione del deficit al 3% del prodotto interno lordo è un esito indubbiamente importante, che contribuisce ad abbassare lo spread e quindi il costo degli interessi sul debito, oltreché il costo del finanziamento per famiglie e imprese.
Nondimeno il Pil nazionale si attesta su una crescita dello 0,5% nel 2025 ed è previsto dello 0,8% nel 2026, dunque ben al di sotto dell’area euro. Basti pensare alla Spagna, il cui Pil cresce ad una velocità pari ad almeno quattro volte la nostra.
Del resto, se guardiamo a uno degli indici chiave della nostra economia, tra il mese di gennaio del 2023 e l’agosto del 2025, la produzione industriale riferita al comparto manifatturiero è stata negativo per trenta mesi, ad esclusione di due rimbalzi assai contenuti, con un inquietante incremento del 32,3% registrato negli ultimi otto mesi rispetto allo stesso periodo del 2024 nella produzione di armamenti e munizioni. Peraltro l’occupazione riguarda in larga misura i servizi a basso valore aggiunto e gli over 50, e dunque il saldo positivo è più dovuto all’aumento dell’età pensionabile che non alla creazione di nuovi posti di lavoro. Osservando i recentissimi dati Excelsior, il mercato del lavoro del nostro territorio segnala il segno meno negli ingressi previsti per dicembre (rispetto al dicembre 2024) e per il trimestre dicembre 2025 – febbraio 2026 (rispetto allo stesso trimestre di un anno fa) sia a Monza che a Lecco, con quasi l’83% allocati nei settori del turismo, commercio, servizi alla persona e logistica a Lecco e oltre il 64% nei medesimi settori a Monza.
Come allude il recente 59° Rapporto Censis, “Il lungo autunno dell’industria diventerà il gelido inverno della deindustrializzazione? Tra i comparti manifatturieri in maggiore sofferenza, quali rischiano di scomparire per sempre?”. Senza tergiversare: siamo un Paese in stagnazione, che si prolungherà per tutto il 2026.
Da un lato il varo di una manovra di entità così ridotta come quella giunta in porto avrà un impatto macro-economico pressoché nullo.
Come sopra ricordato, vanta, fra gli esigui meriti, quello di non aumentare il deficit, che col nuovo anno scenderà al 2,9% e consentirà all’Italia di uscire finalmente dalla procedura d’infrazione inflittaci dalla Ue.
Nondimeno rimane impregiudicato il tema della crescita. La politica impone priorità e per noi della CISL si tratta in primis del nodo cruciale dei bassi salari, laddove nel nostro Paese la retribuzione media annua è pari a 24,8 mila euro, contro, ad esempio, i 32,5 della Spagna, e i 39,6 della Germania.
Ancora, non possiamo dimenticare altre criticità pesanti, a partire dalle esigue risorse nel comparto Scuola, Università e Ricerca. Sul fronte pensionistico siamo preoccupati dalla cassazione di Opzione Donna. Quanto alle politiche sociali e del lavoro, la riduzione del diritto alla NASpI anticipata rischia di penalizzare i percorsi di autoimprenditorialità dei disoccupati e le risorse dedicate alla non autosufficienza risultano lontane dai livelli di stanziamento necessari per fronteggiare i reali fabbisogni di assistenza.
La Cisl manifesta inoltre la sua radicale contrarietà a qualsivoglia forma di condono fiscale o edilizio, come pure al taglio dei fondi destinati ai servizi per i cittadini prestati anche in forma sussidiaria come nel caso dei CAF.
Per la Cisl occorre pertanto aprire una fase improntata a un dialogo strutturale, fondato su obiettivi condivisi e responsabilità reciproche. Per questo chiediamo con forza l’apertura di un tavolo di confronto organico su salari, formazione e produttività, previdenza e fisco, welfare e politiche sociali.
Come a più riprese sostenuto a livello nazionale e territoriale, l’obiettivo, anche in vista della chiusura del PNRR, è un nuovo patto sociale tra soggetti riformisti capace di tenere insieme regole di bilancio, crescita economica, stabilità, sicurezza e qualità del lavoro, equità e coesione sociale. Questa, per noi della Cisl, la via maestra capace di rafforzare il Paese, offrendo risposte concrete, eque e durature a lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, famiglie e imprese.
