I dati pubblicati recentemente da INAIL sugli infortuni e le malattie professionali occorse nell’anno 2025 sono per noi Sindacato un’occasione per verificare l’efficacia delle politiche di prevenzione messe in campo ogni giorno, per mantenere alta e l’impegno comune, tarare focus ed iniziative specifiche per far si che questi dati possano continuare a migliorare in tutti i settori.
LA SITUAZIONE NEL NOSTRO TERRITORIO
Nel nostro territorio il numero degli infortuni sul lavoro ha avuto variazioni molto contenute rispetto all’anno prececente. Nel lecchese i casi registrati nel 2025 sono stati 3.459 (-0,89% rispetto al 2024) mentre la Provincia di Monza, con 7.816 denunce di infortunio, ha registrato un aumento, seppur minimo (+0,14%), rispetto al 2024. Una crescita più contenuta rispetto al dato nazionale (+1,38%) e in linea con la situazione a livello regionale (+0,75%), segnale di una dinamica leggermente più stabile, ma comunque ancora in aumento.
Una notizia incoraggiante è il calo degli infortuni mortali in Provincia di Monza e Brianza: nel 2025 sono stati 7, il 53,33% in meno rispetto ai 15 registrati nel 2024. Purtroppo lo stesso non si può dire per la Provincia di Lecco dove il tragico conteggio è arrivato a 5, 2 in più rispetto al 2024. A livello regionale, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale dove si registra un lieve incremento, il calo è stato del 9,89%, con 164 casi di lavoratori deceduti per incidenti sul lavoro (nel 2024 erano 182).
Su entrambi i territori di nostra competenza risultano in decrescita le malattie professionali: nel 2025 le denunce sul territorio lecchese sono diminuite del 22,86% (108 contro le 140 del 2024) mentre a Monza Brianza le denunce sono state 313 contro le 340 del 2024 (-7,94%). A nostro avviso, questo dato segnala soprattutto una mancanza di emersione delle patologie lavoro-correlate. Restiamo convinti che il fenomeno sia ancora ampiamente sottostimato e che i numeri reali siano ben più elevati. Per questo riteniamo sia necessario un rafforzamento delle attività di informazione e dei percorsi di tutela che favoriscano la piena emersione delle malattie professionali e garantiscano ai lavoratori il riconoscimento dei propri diritti. A questo proposito ricordiamo che il nostro Patronato INAS CISL offre assistenza gratuita per il riconoscimento delle malattie professionali, supportando il lavoratore nell’iter burocratico con l’INAIL, dalla denuncia alla valutazione medico-legale. Il servizio valuta la connessione tra patologia e lavoro, gestendo pratiche per indennizzi, rendite, aggravamenti e ricorsi.
Analizzando i dati regionali emerge un incremento degli infortuni in itinere (+2,65% rispetto al 2024). Questi ultimi rappresentano il 18,45% del totale e crescono a un ritmo nettamente superiore rispetto agli incidenti avvenuti sul luogo di lavoro (+0,33% rispetto al 2024). Il fenomeno è ancora più evidente tra gli infortuni mortali: mentre i decessi in occasione di lavoro scendono a 112 (-14,5%), quelli in itinere aumentano a 52 (+1,96%) e rappresentano ormai il 31,7% del totale. Un dato che conferma come la sicurezza sul lavoro non si esaurisce all’interno dei luoghi di produzione con la valutazione dei rischi classici. A nostro avviso, infatti, gli infortuni in itinere sono spesso legati anche a fattori organizzativi, come turnazioni, orari disagiati e difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, oltre che alle condizioni della mobilità e alla sicurezza stradale.
Nel 2025 gli infortuni in Lombardia riguardano per il 63,7% uomini e per il 36,3% donne. L’aumento complessivo è trainato dalla componente femminile (+2,15%), mentre quella maschile resta stabile. Tra i casi mortali, tuttavia, la prevalenza maschile resta netta: 144 decessi contro 20 femminili.
Il macrosettore più esposto a infortuni è il terziario (29.571 casi), seguito da industria (27.977). Per quelli mortali, invece, al primo posto troviamo l’industria con 68 decessi, segue il terziario con 42, seguito dall’artigianato con 23. Questi tre insieme rappresentano l’81,1% del totale infortuni mortali.
Considerando invece le attività economiche gli infortuni totali si concentrano, così come nel 2024, nei seguenti 5 settori:
1. Trasporto e magazzinaggio 6.714
2. Commercio ingrosso dettaglio e riparazioni auto e moto 6.101
3. Costruzioni 5.896
4. Sanità e assistenza sociale 5.820
5. Noleggio, agenzie viaggi, servizi supporto alle imprese 4.101
Considerando invece gli infortuni mortali:
1. Costruzioni 22
2. Trasporto e magazzinaggio 17
3. Commercio ingrosso dettaglio e riparazioni auto e moto 14
4. Fabbricazioni macchinari e apparecchiature n.c.a. 5
5. fabbricazione prodotti in metallo (no macchinari e attrezzature) 4
Queste 5 attività economiche rappresentano il 41,6 % degli infortuni totali e il 61,4% di quelli mortali.
Sempre analizzando i dati regionali riscontriamo che le fasce di età tra i 45 e i 59 anni concentrano circa il 30% degli infortuni totali. La singola classe di età che concentra il maggior numero di infortuni è quella dai 50 ai 54 anni (11.928). Per gli infortuni mortali, la classe più colpita è quella tra i 60 e i 64 anni, seguita da 55-59 e 50-54 anni, a conferma del peso crescente dell’invecchiamento della forza lavoro. Il 73,6% degli infortuni sul lavoro riguarda lavoratori italiani, mentre il 23,6% coinvolge lavoratori extra-UE. Questo dato evidenzia una significativa sovra rappresentazione di questi ultimi tra gli infortunati: a fronte di una quota di occupati pari a circa il 10%, la percentuale di infortuni risulta infatti più che doppia. Ciò suggerisce che i lavoratori extra-UE siano frequentemente impiegati nei settori a maggiore rischio e, verosimilmente, in contesti caratterizzati da minori tutele e condizioni di lavoro più critiche. Inoltre, nel 2025 si è registrato un ulteriore aumento degli infortuni pari al 3,41%.
“Nonostante le politiche messe in campo dal Sindacato e dagli enti preposti, gli infortuni sul lavoro continuano ad essere uno degli avversari più difficili da affrontare. Il rigore nell’applicazione delle regole, che dovrebbe essere scontato soprattutto quando in ballo ci sono vite umane, viene vissuto ancora troppo spesso dalle aziende come una perdita di tempo e quindi una perdita di soldi” commenta Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco. “I dati a livello provinciale sono incoraggianti ma non possiamo e non vogliamo abbassare la guardia”.
“L’analisi del report INAIL ci indica con chiarezza dove intervenire: comparti ad alto rischio, lavoratori over 55, lavoratori extra-UE, sicurezza negli spostamenti e tutela della salute nel lungo periodo promuovendo l’emersione delle malattie professionali ma soprattutto la loro prevenzione” spiega Scaccabarozzi. “La riduzione dei morti a livello regionale rappresenta un segnale positivo, ma i numeri complessivi confermano che la sicurezza sul lavoro resta una sfida centrale soprattutto nella nostra regione ad elevata densità occupazionale”.