Durante l’anno 2025 l’Ufficio Vertenze Cisl Monza Brianza Lecco ha recuperato per gli oltre 3100 lavoratori assistiti € 7.211.967 (€ 4.807.978 circa in Provincia di Monza Brianza ed € 2.403.989 circa in Provincia di Lecco) di cui:
- € 3.966.581 per pratiche di fallimento,
- € 3.245.386 per vertenze,
con un incremento di circa il 10 % rispetto all’anno precedente.
Fra le pratiche più frequenti riscontriamo le dimissioni (1123) seguite dallevertenze (760), dalle conciliazioni (627) e dai fallimenti (313). Numerose restano le consulenze (317), fondamentali per prevenire l’acuirsi di situazioni problematiche sul posto di lavoro.
L’anno 2025 ha visto una significativa riduzione delle vertenze rispetto all’anno precedente (760 contro le 1.016del 2024) mentre vi è stato un incremento delle conciliazioni.
Purtroppo rivendicare in tribunale i propri diritti è diventato più rischioso: negli ultimi anni riscontriamo che, anche quando la causa è molto incerta, il lavoratore sempre più spesso viene condannato a pagare le spese legali di controparte. È evidente che questo costituisce un deterrente ad intentare causa quando, pur essendoci i presupposti, non ci sono abbastanza prove per veder accolte le proprie richieste. Questo limita la possibilità di rivendicare i propri diritti e induce il lavoratore ad accettare un accordo al ribasso pur di chiudere il contenzioso. Tra l’altro, anche i tempi lunghi del Tribunale di Monza scoraggiano i lavoratori ad intentare una causa.
Possiamo invece escludere che la riduzione delle vertenze sia dovuta ad una significativa riduzione del contenzioso e quindi ad un miglioramento delle condizioni di lavoro. Sono sempre numerosi le lavoratrici e i lavoratori che denunciano ambienti di lavoro tossici, che si “ammalano di lavoro”. I casi sono trasversali e riguardano sia aziende di piccole dimensioni che aziende più strutturate, aziende padronali piuttosto che società di capitale. Manca ancora nelle nostre aziende la cultura del benessere nei luoghi di lavoro. Tra l’altro, in un periodo storico durante il quale, in alcuni settori, c’è carenza di personale, l’elevato numero di dimissioni costituisce un vero e proprio costo per le aziende. Questo fenomeno che è esploso dopo il covid, comprende sia lavoratori fragili che non reggono più situazioni stressogene che lavoratori non più disposti ad accettare determinate condizioni di lavoro.
Come sempre il contenzioso è più diffuso nel settore dei servizi, nelle aziende metalmeccaniche, nonché nei settori tessile – chimico, dell’edilizia e dei trasporti. Nella ristorazione c’è sempre molto lavoro grigio, con qualche lavoratore addirittura in nero. Nel settore dell’edilizia, invece, spesso i lavoratori vengono pagati a giornate, indipendentemente dalle ore, il tutto in cantieri ove sono presenti una miriade di aziende tra appalti e subappalti. Nel settore dei trasporti, vista la carenza di autisti,i lavoratori spesso concordano verbalmente delle retribuzioni mensili nette più alte dei minimi contrattuali che poi vengono meno nel momento in cui il rapporto si incrina.
Il contenzioso riguarda prevalentemente il recupero crediti, sia per le difficoltà di alcune aziende nel pagare gli stipendi, sia per ritorsione nei confronti di lavoratori il cui rapporto di lavoro non si è chiuso nel migliore dei modi. Abbiamo anche numerosi casi di inquadramenti non corretti, piuttosto che di straordinari non pagati. Sono sempre numerose le vertenze per licenziamenti sia di natura economica che disciplinari.
Emergono nuove tipologie di vertenze: casi di malattie professionali per le quali abbiamo avanzato richiesta di risarcimento danni; casi di discriminazione per differenze salariali piuttosto che per progressioni di carriera; sono in crescita anche i casi di molestie nei luoghi di lavoro. Riteniamo che l’aumento di queste ultime due tipologie di vertenze sia legato anche ad una maggior sensibilità e ad una diversa cultura del lavoro che lentamente si sta diffondendo.
Abbiamo aperto numerose vertenze a favore dei lavoratori somministrati rivendicando parità di trattamento rispetto ai lavoratori diretti, sia per quanto riguarda il contratto nazionale che la contrattazione aziendale.
Numerose anche le vertenze per rivendicare il cosiddetto “tempo tuta”: quando il lavoratore è obbligato ad indossare una divisa il tempo di vestizione deve essere regolarmente retribuito come orario di lavoro.
Per i lavoratori in appalto, invece,abbiamo aperto vertenze sia per contestarne la natura, rivendicando quindi un rapporto di lavoro direttamente in capo al committente, oppure per contestare l’applicazione di contratti con compensi bassissimi che violano i principi costituzionali sulla retribuzione equa e che spesso non sono nemmeno correlati al lavoro realmente svolto.
Sono sempre numerose le vertenze nel settore metalmeccanico ove rivendichiamo l’incidenza degli straordinari su 13a, ferie e permessi.
Sempre più spesso i lavoratori, per evitare un contenzioso dai tempi lunghi e con oneri che possono diventare anche molto cospicui in caso di soccombenza, scelgono la via degli accordi extragiudiziali. Tra l’altro Il Jobs Act ha incentivato le conciliazioni introducendo l’offerta conciliativa ex art. 6 D.Lgs. 23/2015 (esente da IRPEF e contributi) e riducendo i risarcimenti per i licenziamenti illegittimi. Solo nello scorso anno abbiamo sottoscritto 627 conciliazioni, prevalentemente a seguito di risoluzione del rapporto di lavoro.
Il 56% delle conciliazioni si concentrano nel Terziario, il 20% nel metalmeccanico, il 12% nei trasporti e il 6% nel settore edile. Seguono il settore chimico/tessile, gli alimentaristi e i grafici/telecomunicazioni con quote marginali.
Come già registrato negli anni successivi al COVID, la mobilità è ormai una caratteristica costante nel nostro mercato del lavoro: nel 2025 abbiamo assistito 1.123 lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni. Il 43 % dei dimissionari è nella fascia di età dai 30 ai 50 anni, mentre il 23% dai 18 ai 30 anni. Dal computo sono esclusi tutti quei lavoratori che hanno figli fino a tre anni.
Come sempre il settore che vede il maggior numero dimissioni è quello dei servizi seguito quello dei metalmeccanici. Sono numerosi anche i lavoratori delle agenzie di somministrazione che si dimettono per essere assunti direttamente dalle aziende.
Le ragioni che spingono le lavoratrici e i lavoratori a rassegnare le dimissioni sono prevalentemente di natura economica ma, soprattutto negli ultimi anni, aumentano coloro che si dimettono alla ricerca di un ambiente di lavoro più favorevole o di una migliore conciliazione vita-lavoro. Non sono infrequenti i casi di persone, prevalentemente donne, che lasciano il lavoro per dedicarsi alla famiglia.
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