TFS: dalle parole agli atti politici

Il lavoro pubblico non è la ‘cenerentola’ del Paese!

Parliamo del TFS dei dipendenti pubblici, tema a lungo negletto dalla politica nostrana e riportato al centro dell’attenzione dal Sindacato, con la Cisl tra i protagonisti dell’azione rivendicativa. “Chiediamo con forma al Governo di mettere fine a una palese e reiterata iniquità” sostiene Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale della Cisl Monza Brianza Lecco, “ovvero rivendichiamo l’abolizione del meccanismo di differimento e rateizzazione del trattamento di fine servizio (TFS), lascito del Berlusconi IV sin dal 2010. Per la Cisl il TFS dei dipendenti pubblici non può più essere considerato al pari di una variabile finanziaria. Si tratta di un diritto pienamente esigibile al momento della cessazione del rapporto di lavoro, esattamente come avviene nel settore privato”.

 Del resto la Consulta si è espressa due volte con sentenza e stavolta con quella che, come dice Ignazio Ganga, della Segreteria nazionale Cisl, si configura come “ordinanza-ingiunzione”. La recente ordinanza della Corte Costituzionale, ha infatti fissato una data perentoria, il 14 gennaio del 2027, entro la quale il legislatore deve dare attuazione alle due precedenti sentenze sul TFS.

Di fatto si tratta di salario differito, stabilito contrattualmente, e dunque da erogarsi laddove cessa il rapporto di lavoro. Per altro va inoltre considerata la differenza tra valore nominale del TFS e valore reale. Su un maturato di 50.00 euro, ad esempio, ne verrebbero persi quasi 4.000 per l’incidenza inflattiva.

“Per la Cisl la vertenza va chiusa quanto prima. Questi sono soldi che appartengono a lavoratrici e lavoratori. Le coperture necessaria però non possono essere attinte nel novero dei ‘soliti noti’, ossia entro i confini del mondo del lavoro. Le spese per gli armamenti possono attendere” conclude Scaccabarozzi.