Affitti accessibili per famiglie e le lavoratrici e i lavoratori lecchesi. È questo il proposito con cui le Organizzazioni sindacali degli inquilini SICET CISL e SUNIA CGIL hanno lavorato, insieme all’associazione dei proprietari ASPPI e gli assessorati al Bilancio e alle Politiche abitative del Comune, per arrivare alla stesura dell’accordo sottoscritto martedì durante la conferenza stampa che si è tenuta in sede CISL a Lecco.
Alle firme degli enti promotori dell’accordo si sono aggiunte quelle di UNIAT (Unione nazionale inquilini) e ALPE (associazione proprietari edilizi).
Danilo Taino, Segretario Generale SICET CISL Monza Brianza Lecco “Esprimiamo grande soddisfazione per la firma di questo accordo. A Lecco, come in tutti i capoluoghi di provincia lombardi, è estremamente difficile per le famiglie a medio o basso reddito trovare una casa in affitto, tanto che solo 22 famiglie su 166 che hanno presentato la domanda per le case popolari sono state soddisfatte. Il Comune non ha case. Questo accordo, costruito per garantire affitti al di sotto delle tariffe di mercato, riapre la possibilità per famiglia a medio o basso reddito di trovare una casa a prezzi accessibili.”
Come ribadito dai rappresentanti sindacali degli inquilini e dall’associazione dei proprietari, alla base del lavoro svolto c’era la volontà di creare uno strumento concretamente sostenibile ed equilibrato sia per i conduttori sia per i locatori che decidono di attuare questa tipologia contrattuale, con regole chiare ed eque per tutti.
L’accordo prevede un canone calmierato – di media inferiore del 18% rispetto ai prezzi dell’attuale mercato delle locazioni lecchese – compensato da agevolazioni fiscali: riduzione IMU e cedolare secca del 10%.
Per la determinazione dei canoni di locazione, la città di Lecco è stata suddivisa in 3 zone omogenee con importi minimi e massimi tra cui potrà oscillare il prezzo. L’oscillazione dipenderà da elementi oggettivi, specificati in una lista apposita presente nell’accordo, che va dallo stato di conservazione e manutenzione dell’immobile, alla presenza di impianti funzionanti, di doppi vetri o porte blindati o, ancora, alla prossimità ai servizi essenziali. Questi criteri più stringenti permetteranno di stabilire un canone di locazione coerente con quella che è la reale qualità dell’immobile.
Un’altra novità riguarda alcuni tipi di contratti, largamente diffusi ma che non venivano indicati nel precedente accordo. Parliamo ad esempio di contratti di locazione parziale o di locazione di camere, spesso utilizzati per gli studenti universitari: nel nuovo accordo viene indicato in modo preciso il metodo di calcolo da utilizzare.
Andrea Massironi, che ha curato la stesura dell’accordo in qualità di Segretario di SICET CISL Monza Brianza Lecco ha sottolineato il valore del metodo con cui si è arrivati all’accordo “Il canone concordato è solo uno degli strumenti che possiamo mettere in campo per affrontare i problemi legati alla casa. Avere un tavolo a cui siedono i rappresentanti degli interessi di tutti gli attori coinvolti è certamente il modo migliore per arrivare a soluzioni che tengano in conto le esigenze di tutte le parti: inquilini, proprietari e enti territoriali. Per questo motivo vogliamo allargare questo accordo a chi lo vorrà firmare e chiederemo alla Provincia di tenere in considerazione questa esperienza positiva per la redazione del nuovo accordo provinciale, ormai scaduto da tantissimi anni. Quindi facciamo appunto appello a chiunque voglia partecipare”.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dall’Amministrazione comunale, rappresentata dagli Assessori del Comune di Lecco Emanuele Manzoni (Politiche abitative) e Roberto Pietrobelli (Bilancio) “Questa è una bella giornata per il territorio lecchese e per il diritto alla casa. Come è stato raccontato l’obiettivo del canone concordato è quello di garantire la possibilità alle persone che cercano case di trovare delle abitazioni a prezzi calmierati e al proprietario di avere delle garanzie economiche. Questo è possibile grazie ad “un intervento importante anche dal punto di vista economico delle casse comunali e delle casse statali per far sì che persone, nuclei familiari che non avrebbero la possibilità di accedere al mercato della casa lo possano fare grazie al fatto che proprietari e inquilini si sono seduti al tavolo e, in maniera molto seria, hanno trovato un accordo che veramente ha la possibilità di riconoscere i bisogni e le necessità di tutti”.
“Questo è uno dei pezzi di tasselli di una politica per l’abitare che ha a che fare con il recupero del patrimonio immobiliare sfitto, un piano di governo del territorio che va nell’indirizzo di realizzare fino a 500 appartamenti di riserva sociale sulla città di Lecco, con il contributo affitti. Un insieme di misure che va oltre il diritto alla casa vista non come un tetto suopra la testa ma come abitare, abitare una comunità, abitare un territorio, quindi in connessione anche con tutti i servizi della cittadina”.
“Il tema della casa è centrale se vogliamo dare stabilità alle famiglie, ai lavoratori e alle lavoratrici, dare la possibilità ai giovani di costruirsi un futuro. Da un lato dobbiamo garantire loro un lavoro dignitoso e giustamente retribuito con la contrattazione e dall’altro dobbiamo avere disponibilità di case perché queste nuove generazioni possano costruirsi un futuro” ha commentato Annalisa Caron, Segretaria CISL Monza Brianza Lecco. “Fondamentale è costruire con l’amministrazione pubblica e tutti gli attori coinvolti un equilibio che consenta la messa a disposizione di abitazioni senza sottrarne ad altri usi, come il turismo che, in particolare in queste zone, è portatore di attività e di lavoro. Nelle città a vocazione turistica spesso ci sono persone, lavoratori e i giovani, “espulsi” perché non riescono a trovare una casa che sia abbordabile dal punto di vista economico. Ma se vogliamo che la città sia anche comunità, abbiamo bisogno di presenze stabili, non mordi e fuggi” ha continuato Annalisa Caron. “La città di Lecco deve poter dare una risposta a tutte le persone che vogliono continuare a vivere qui, a lavorare qui e magari anche accogliere quei lavoratori che arrivano da fuori, come gli universitari che, oltre a rigenerare e vivacizzare la comunità, spesso restano a vivere nella città che li ha accolti dando vita a nuove start up, diventando un incubatore importante per quello che è lo sviluppo cittadino”.


