Mattinata storica per la Città di Lecco
Sabato mattina abbiamo intitolato il piazzale antistante le sedi CGIL e CISL di Lecco a Pino Galbani, operaio antifascista deportato durante gli scioperi del 7 marzo 1944. Rientrato a casa dopo 14 mesi di prigionia, ha dedicato buona parte della sua vita alla
testimonianza antifascista.
Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco:
“La figura di Pino Galbani è letteralmente un patrimonio per tutti i democratici di Lecco e dell’intero territorio.
Come accade ormai ogni 7 marzo, anche l’evento odierno è un un importante presidio di democrazia, fortemente voluto da CGIL e CISL.
Nessuno potrà mai redimere e dare un senso a una gioventù spezzata dal brutale odio nazifascista, come fu allora quella di Pino Galbani e di quanti come lui subirono ogni genere di atrocità omicida.
A noi l’onere immane di invertire le categorie temporali, l’ordine tra passato e presente, affinché possa essere generato un senso condiviso della storia. E il presente che deve saper generare dal suo interno il proprio passato, e il passato non può sussistere indipendentemente da un presente che lo testimonia e lo redime.
Da un presente in cui il Sindacato confederale testimonia i propri valori di giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà, sorge prepotente la necessità di fare memoria su chi e di chi ha consentito che il nostro Paese potesse costituire nuove trame di vita democratica fondate sulla Costituzione repubblicana, che proprio nel lavoro possiede la propria radice costitutiva e nel lavoro trova costante alimento.
E a chi ritiene i nostri superflui e vuoti esercizi di retorica sostenendo che la democrazia non corre rischi nel nostro Paese, rispondiamo con il monito di Primo Levi, ’Ricorda che questo è stato’, mentre la quotidianità ci ripropone politiche omicidiarie improntate alla cosiddetta ‘pulizia etnica’ e molteplici episodi di squadrismo di una destra eversiva che ha rialzato il capo, dall’assalto a Roma di una sede sindacale al saluto romano di Acca Larentia. Tutto ciò ci deve ricordare che, tenere alta la guardia di una vigilanza democratica e antifascista: è un impegno che debbono assumersi tutti i sinceri democratici.
Esiste un ‘fascismo eterno’, per dirla con Umberto Eco, che non coincide con la nostalgia per il partito mussoliniano o col desiderio di ricostituirlo, ma con un modo di pensare e di sentire, una serie di abitudini culturali che sono ancora intorno a noi, talvolta nascosti da abiti civili.
A quanti ancora oggi chiedono di omologare le ragioni di chi ha combattuto per la repubblica di Salò con quelle di coloro che persero la vita resistendo al nazifascismo o, come Pino Galbani, conobbero i campi di sterminio, la nostra risposta è e sarà sempre NO.
Pietas per tutti i i morti come tali, dell’una e dell’altra parte, ma le ragioni di chi ha combattuto per un regime totalitario criminale e liberticida – colpevole tra l’altro nel 1938 dell’approvazione di quell’abominio noto come Leggi a tutela della razza – tali ragioni rappresentano l’esatta negazione della civiltà e di quei valori incarnati dalla Costituzione perseguiti, conquistati e difesi con costi umani altissimi nella lotta di Resistenza.
Non ci resta dunque che ribadire qui e ovunque:
“Contro il fascismo e ogni forma di violenza, ora e sempre resistenza”.
Mattinata storica per la Città di Lecco
Questa mattina abbiamo intitolato il piazzale antistante le sedi CGIL e CISL di Lecco a Pino Galbani, operaio antifascista deportato durante gli scioperi del 7 marzo 1944. Rientrato a casa dopo 14 mesi di prigionia, ha dedicato buona parte della sua vita alla
testimonianza antifascista.
Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco:
“La figura di Pino Galbani è letteralmente un patrimonio per tutti i democratici di Lecco e dell’intero territorio.
Come accade ormai ogni 7 marzo, anche l’evento odierno è un un importante presidio di democrazia, fortemente voluto da CGIL e CISL.
Nessuno potrà mai redimere e dare un senso a una gioventù spezzata dal brutale odio nazifascista, come fu allora quella di Pino Galbani e di quanti come lui subirono ogni genere di atrocità omicida.
A noi l’onere immane di invertire le categorie temporali, l’ordine tra passato e presente, affinché possa essere generato un senso condiviso della storia. E il presente che deve saper generare dal suo interno il proprio passato, e il passato non può sussistere indipendentemente da un presente che lo testimonia e lo redime.
Da un presente in cui il Sindacato confederale testimonia i propri valori di giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà, sorge prepotente la necessità di fare memoria su chi e di chi ha consentito che il nostro Paese potesse costituire nuove trame di vita democratica fondate sulla Costituzione repubblicana, che proprio nel lavoro possiede la propria radice costitutiva e nel lavoro trova costante alimento.
E a chi ritiene i nostri superflui e vuoti esercizi di retorica sostenendo che la democrazia non corre rischi nel nostro Paese, rispondiamo con il monito di Primo Levi, ’Ricorda che questo è stato’, mentre la quotidianità ci ripropone politiche omicidiarie improntate alla cosiddetta ‘pulizia etnica’ e molteplici episodi di squadrismo di una destra eversiva che ha rialzato il capo, dall’assalto a Roma di una sede sindacale al saluto romano di Acca Larentia. Tutto ciò ci deve ricordare che, tenere alta la guardia di una vigilanza democratica e antifascista: è un impegno che debbono assumersi tutti i sinceri democratici.
Esiste un ‘fascismo eterno’, per dirla con Umberto Eco, che non coincide con la nostalgia per il partito mussoliniano o col desiderio di ricostituirlo, ma con un modo di pensare e di sentire, una serie di abitudini culturali che sono ancora intorno a noi, talvolta nascosti da abiti civili.
A quanti ancora oggi chiedono di omologare le ragioni di chi ha combattuto per la repubblica di Salò con quelle di coloro che persero la vita resistendo al nazifascismo o, come Pino Galbani, conobbero i campi di sterminio, la nostra risposta è e sarà sempre NO.
Pietas per tutti i i morti come tali, dell’una e dell’altra parte, ma le ragioni di chi ha combattuto per un regime totalitario criminale e liberticida – colpevole tra l’altro nel 1938 dell’approvazione di quell’abominio noto come Leggi a tutela della razza – tali ragioni rappresentano l’esatta negazione della civiltà e di quei valori incarnati dalla Costituzione perseguiti, conquistati e difesi con costi umani altissimi nella lotta di Resistenza.
Non ci resta dunque che ribadire qui e ovunque:
“Contro il fascismo e ogni forma di violenza, ora e sempre resistenza”.




