
Parliamoci chiaro: gli strumenti di previdenza complementare sono e devono rimanere in capo esclusivamente alla contrattazione collettiva. Lo scorso 26 maggio la Cisl, unitamente a Cgil, Uil e alle principali associazioni datoriali – Confindustria, Confapi, Confartigianato, Confesercenti, Confcommercio, Confservizi, CNA, Casartigiani, Legacoop, Confcooperative e AGCI – ha sottoscritto un Avviso Comune di estrema importanza sulla previdenza complementare, finalizzato a dare maggior forza al secondo pilastro previdenziale, tutelando il ruolo della contrattazione collettiva e garantendo la sostenibilità dei fondi pensione negoziali che ne sono espressione.
Perché a nostro avviso l’intesa riveste un rilievo particolare?
Perché riafferma con forza il valore della bilateralità e dell’autonomia delle Parti sociali nella definizione dei contenuti dei CCNL e degli strumenti di previdenza complementare collegati alla contrattazione. Fulcro dell’Avviso è la rivendicazione del contributo datoriale quale elemento costitutivo della contrattazione collettiva e dei fondi pensione negoziali, di contro alla misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 relativa alla portabilità di tale contributo.
Non solo, le Parti convergono nel sottolineare come elemento di preoccupazione il fatto che la portabilità indiscriminata del contributo datoriale verso forme individuali o di mercato possano rappresentare un attacco al CCNL e all’autonomia contrattuale, alterando unilateralmente assetti definiti dalla contrattazione collettiva. Per le Parti sociali, il trasferimento del contributo del datore di lavoro da un fondo pensione negoziale a una forma pensionistica privata può avvenire solo se il CCNL di riferimento lo prevede espressamente.
Il contributo datoriale, infatti, nasce all’interno di un equilibrio complessivo definito dai contratti collettivi.
Siamo convinti che un’interpretazione erronea della norma rischia di indebolire i fondi pensione negoziali e di mettere in discussione il modello collettivo e contrattuale della previdenza complementare, sviluppato a partire dal 1993. Viene quindi ribadita la piena legittimità dell’autonomia contrattuale nel definire sia l’ammontare sia la destinazione del contributo datoriale.
L’Avviso, nella sua articolazione, ribadisce peraltro il valore dei fondi pensione negoziali quali strumenti di buona bilateralità e parte essenziale di un welfare complementare sostenibile ed efficiente. Tali fondi rappresentano un’integrazione importante al sistema pensionistico pubblico e contribuiscono alla protezione sociale di lavoratrici e lavoratori. Come evidenzia la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), alla fine di marzo 2026, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari risultavano essere 11,9 milioni, l’1,7 per cento in più rispetto a dicembre del 2025. A tali posizioni, che includono anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di 10,6 milioni.
Nei fondi negoziali le posizioni sono cresciute di 83.010 unità (+1,8 per cento rispetto a dicembre 2025), per un totale complessivo di 4,597 milioni. A tale crescita, l’apporto maggiore è stato fornito dal fondo destinato ai lavoratori del commercio (+17.700 posizioni) e da quello del pubblico impiego (+10.300 posizioni). Sono cresciuti anche il fondo destinato ai dipendenti pubblici della scuola (+6.800 posizioni), per il quale iniziano a dispiegarsi gli effetti del meccanismo del silenzio-assenso attivato per i nuovi assunti a partire dal 2019, e quello rivolto al settore edile (+6.700 posizioni). Nelle forme pensionistiche di mercato, si contavano 71.050 posizioni in più nei fondi aperti (+3,1 per cento) e 44.800 in più nei PIP (+1,1 per cento); alla fine di marzo, il totale delle posizioni in essere in tali forme era pari, rispettivamente, a 2,333 milioni e 4,016 milioni.
I dati offerti dalla COVIP confermano altresì il ruolo centrale dei fondi pensione negoziali nella tutela previdenziale, anche grazie alla loro competitività in termini di costi e rendimenti.
Con l’Avviso Comune, si chiede infine l’apertura di un confronto strutturato con le Istituzioni per dare maggior vigore alla previdenza complementare.
Tra le priorità indicate figurano una fiscalità più favorevole sulle prestazioni, la riduzione della tassazione sui rendimenti, riconoscimento di adeguati benefici a tutela degli investimenti nell’economia reale e la revisione del sistema sanzionatorio a carico della governance dei fondi, ritenuto eccessivamente inasprito dalla Legge di Bilancio 2026. Pur condividendo ‘senza se e senza ma’ l’esigenza di un sistema di vigilanza efficace e credibile, si evidenzia comunque l’opportunità di garantire che il quadro sanzionatorio sia improntato a criteri di proporzionalità, ragionevolezza e sostenibilità, anche sotto il profilo economico, evitando un aggravio dei costi di gestione che finirebbe per incidere direttamente sulle posizioni individuali degli iscritti, sulla governance e sull’equilibrio complessivo del sistema.
Mirco Scaccabarozzi
Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco