EDILIZIA, MARCIA INDIETRO SULLA NASPI

In caso di licenziamento collettivo i lavoratori avranno diritto non alla nuova indennità, ma al vecchio trattamento speciale edile. A sostenerlo è l'Inps in una circolare di dicembre, ma diffusa solo ieri, 12 maggio

Lavoratori edili, si torna indietro. L’introduzione nel mercato del lavoro dell’indennità Naspi in caso di licenziamento collettivo inizialmente pareva essere stata estesa anche al settore delle costruzioni. Sembrava quindi che i lavoratori edili potessero optare tra il trattamento speciale edile previsto fino a quel momento e la Naspi. Con un messaggio di dicembre, ma pubblicato ieri 12 maggio, l’Inps chiarisce invece che al lavoratore edile spetterà esclusivamente il trattamento speciale edile. Ne consegue che, in presenza dei requisiti richiesti dalla legge, dovrà essere presentata all'Inps – in via telematica – unicamente la domanda di trattamento speciale edile e non la domanda di Naspi, più favorevole sia per importo che per durata.
Le domande di Naspi già presentate e non ancora definite alla data di pubblicazione del messaggio saranno, quindi, trasformate in trattamento speciale edile; le domande di Naspi già definite, invece, saranno poste in decadenza dalla data di decorrenza della prestazione e liquidate come trattamento speciale edile, con recupero delle somme corrisposte.
Per i licenziamenti individuali, il lavoratore ha invece sempre diritto al trattamento di Naspi.