Il 28 dicembre la proprietà aveva tentato di smontare alcuni macchinari per portarli probabilmente in Polonia. Il sindacato teme che ci sia un atto un tentativo di trasferire la produzione all'estero e mettere così in pericolo i 250 posti di lavoro. Per questi motivi, da sette giorni è stato convocato un presidio davanti il cancelli, in attesa di un piano industriale convincente
Il gruppo va bene. I conti sono a posto. Ma, forse, lo stabilimento di Roncello non guadagna abbastanza. È questa la ragione per la quale la direzione della K-Flex sta cercando di portare i una parte dei macchinari dello stabilimento di Roncello (Mb) in Polonia? Nulla è certo. Al sindacato non è stato comunicato nessun piano industriale, né esuberi del personale. Ma i rappresentanti dei lavoratori temono che la proprietà, la famiglia Spinelli, abbia in mente una delocalizzazione che penalizzerebbe l’unità produttiva brianzola. Per questo motivo, da sette giorni organizzano uno sciopero con presidio davanti ai cancelli.
La K-Flex è una società del settore gomma-plastica che produce materiali isolanti. Nata proprio a Roncello, negli anni è cresciuta e ha aperto stabilimenti in Cina, Dubai, India, Malesia, Polonia, Russia e Stati Uniti. Attualmente ha circa duemila dipendenti dei quali 250 in Brianza (dove produce alcune mescole per le altre unità produttive del gruppo). «Non è un’azienda che va male – spiegano Massimo Ferni e Domenico Frustagli della Femca Cisl Monza Brianza Lecco – ma probabilmente in Italia i margini si sono ridotti da qui il tentativo di portare il Polonia una parte dei macchinari. Il 28 dicembre abbiamo fermato un tentativo di smontare e portare via i macchinari, giustificato dalla proprietà con la necessità di trasferire la produzione in un altro stabilimento. Noi chiediamo che lo stabilimento di Roncello, da cui è nata la fortuna della K-Flex, non sia penalizzato. Tra l’altro nel 2014 l’azienda ha già ridotto di 45 unità l’organico».
Il sindacato cercherà di coinvolgere anche le istituzioni. Il 1° febbraio i rappresentanti dei lavoratori incontreranno gli esponenti della Provincia, il giorno successivo quelli della Regione. «A loro – osservano Massimo Ferni e Domenico Frustagli – chiederemo di far pressioni sulla proprietà affinché presenti un piano industriale nel quale siano chiaramente spiegate le strategie che si vogliono mettere in essere».