K-FLEX, 187 LICENZIAMENTI. IL SINDACATO: «NON LO POSSIAMO ACCETTARE»

Si acuisce la vertenza in atto all’azienda di Roncello che produce materiali isolanti. I lavoratori mantengono il presidio davanti ai cancelli: «La società non è in crisi. Voglio solo portare la produzione all'estero e aumentare i profitti ai danni dei dipendenti italiani»

La K-Flex ha inviato a 187 lavoratori (su 243) le lettere di apertura di mobilità (licenziamento). La proprietà risponde così al presidio che i dipendenti stanno organizzando da fine gennaio per evitare che vengano portati via i macchinari dalla fabbrica. Le comunicazioni sono arrivate ai dipendenti mentre i sindacalisti stavano partecipando a un incontro sull'azienda al ministero per lo Sviluppo economico (al quale la direzione non ha presenziato).

Si acuisce quindi la vertenza in atto all’azienda di Roncello che produce materiali isolanti. Da parte dell’azienda i provvedimenti di mobilità vengono giustificati con la crisi di mercato e l’impossibilità di cambiare sede tornando al vecchio capannone in centro al paese. Ma il sindacato smonta entrambe le tesi. «La crisi di mercato non c’è – spiega Massimo Ferni della Femca Cisl Monza Brianza Lecco -. L’ultimo bilancio parla di un gruppo che ha fatto 10 milioni di utile. Di quali difficoltà stiamo parlando?».

Sulla questione della sede, Ferni è ancora più duro: «La proprietà si lamenta delle condizioni precarie dello stabile. A parte il fatto che in quegli stessi capannoni convivono altre due aziende che non si sono mai lamentate, ma il tentativo di riportare la produzione nel vecchio sito in centro al Paese era fin da subito velleitaria. Il nuovo Prg di Roncello non prevede più la possibilità di insediare attività produttive nel nucleo storico. Se proprio volevano cambiare sede, perché non hanno affittato uno dei tantissimi capannoni dismessi presenti in Brianza?».

Già, perché non trasferirsi in un altro sito? «Perché – osserva Ferni – la proprietà non è più interessata a mantenere la produzione in Italia. L’azienda va bene, ma la proprietà vuole utili più consistenti. La cosa triste è che questo gioco di fa sulla pelle di 243 lavoratori. Noi non ci stiamo».

Martedì 14, nella sede di Assolombarda (l’associazione degli imprenditori di Milano e Brianza), i rappresentanti sindacali incontreranno quelli dell’azienda per la mediazione obbligatoria prevista dalla legge in caso di procedura di mobilità. «In quella sede – conclude Ferni -, vogliamo scoprire le carte dell’azienda. Vogliamo capire fino in fondo le intenzioni della proprietà. In concomitanza dell’incontro si terrà una manifestazione di lavoratori davanti agli uffici di Assolombarda».