Massimo Ferni, segretario generale della Femca Cisl Mbl: «Ci piacerebbe poter parlare al Pontefice della nostra crisi e chiedergli una parola di conforto e di vicinanza. Non so se riusciremo ad organizzare una breve udienza privata. Ma ci stiamo lavorando. Francesco ha sempre difeso il lavoro e i lavoratori»
«Ci piacerebbe incontrare Papa Francesco. Ci piacerebbe potergli parlare della crisi della K-Flex e chiedergli una parola di conforto e di vicinanza. Non so se riusciremo ad organizzare una breve udienza privata. Ma ci stiamo lavorando». Massimo Ferni, segretario generale della Femca Cisl Mbl, ci spera ancora. Spera di poter incontrare quel Pontefice che più volte ha speso parole in difesa del lavoro e dei lavoratori. «Chi toglie il lavoro fa un peccato gravissimo» ha detto recentemente Francesco. Una frase che i lavoratori hanno fatto stampare su una trentina di magliette che indosseranno sabato alla Messa che il Papa celebrerà al Parco di Monza. «Se non potrà riceverci – continua Ferni – noi saremo comunque presenti all’eucarestia. È una presenza che ci dà speranza nel futuro. Questo Papa lo sentiamo veramente vicino».
Nel frattempo la vertenza continua a essere bloccata. Venerdì 17, il sindacato ha incontrato i vertici dell’azienda nella sede milanese di Assolombarda. La direzione ha ribadito che sui 187 licenziamenti non tornerà indietro, ma che è disposta a erogare ai lavoratori incentivi economici ed eventualmente anche la cassa integrazione straordinaria. Incentivi subordinati però all’accettazione da parte del sindacato dei licenziamenti. «Noi non accetteremo mai i licenziamenti – osserva Ferni -. Siamo disposti a valutare l’ipotesi di applicare la cassa integrazione straordinaria. Verificheremo se questa possibilità è praticabile. Ma di perdere posti di lavoro non se ne parla».
Intanto in Parlamento, durante il «Question Time» di oggi, 22 marzo, il portavoce del Movimento Cinque Stelle Davide Tripiedi ha chiesto – fermo restando la necessità di adottare misure di breve periodo finalizzate a salvaguardare gli attuali livelli occupazionali dello stabilimento di Roncello, e garantire il legittimo e regolare godimento di ammortizzatori sociali – quali iniziative di carattere normativo il ministro del Lavoro intenda adottare e promuovere, anche nelle sedi europee competenti, per tutelare i lavoratori delle imprese italiane, e quelle estere operanti in territorio italiano, disincentivando le delocalizzazioni in Paesi esteri, in particolare modo nei casi di imprese che beneficiano o abbiano beneficiato di finanziamenti pubblici.
Il ministro ha risposto che su parte dei fondi dati alla K-Flex sono stati posti dei veti e che l’Esecutivo sta studiando strumenti per ridurre il rischio che società finanziate dallo Stato possano delocalizzare le produzioni.
La vertenza è quindi ancora in alto mare e i lavoratori in presidio sono senza stipendio. Per aiutarli, è possibile:
1) fare una donazione (come categoria, ma anche come singoli) sul conto corrente appositamente aperto in questi giorni (Iban IT48 H031 2720 4000 0000 0002 155);
2) raccogliendo viveri, che possono essere portati direttamente alla sede della K Flex a Roncello in Via Leonardo Da Vinci 36.
La solidarietà è fondamentale per sostenere la loro battaglia.