DUE LECCHESI ELETTI NELL’ASSEMBLEA FONDAPI

Si tratta di Roberto Facconi, della ditta Calvi di Merate, e Marco Benetti, della Frigerio Mario di Molteno. Insieme ad altri quattro delegati eletti nelle liste della Cisl lavoreranno per una gestione il più possibile efficace e trasparente del fondo di previdenza complementare che raggruppa i lavoratori di diverse categorie dell’industria.

In occasione dell’elezione dell’assemblea nazionale di Fondapi, il fondo di previdenza complementare  che raggruppa i lavoratori di diverse categorie dell’industria, la lista elettorale della Cisl nazionale ha eletto sei delegati. Tra questi, due sono rappresentanti della Fim Cisl Monza Brianza Lecco: Roberto Facconi, della ditta Calvi di Merate, e Marco Benetti, della Frigerio Mario, storica azienda lecchese da poco trasferitasi nel nuovo sito di Molteno.
«La Fim Cisl Monza Brianza Lecco – è scritto in un comunicato pubblicato il 4 novembre -, si congratula con i suoi delegati sindacali per l’ottimo risultato raggiunto. Questo risultato premia anche la serietà e il buon lavoro sindacale che svolgono quotidianamente all’interno delle loro aziende; lavoro che viene riconosciuto anche da questo risultato elettorale».
Il lavoro che dovranno svolgere sarà di estrema importanza, perché dovranno eleggere il Consiglio di amministrazione del Fondo che ha, tra le altre, la responsabilità di gestire i fondi dei lavoratori nel miglior modo possibile, sia dal punto di vista della rendita , sia dal punto di vista della solidità finanziaria. Questo, come altri fondi complementari è il frutto della contrattazione sindacale e serve per costruirsi una pensione integrativa, specialmente per i lavoratori più giovani, che dopo le continue modifiche si sono visti abbassare, dal punto di vista economico, la pensione che percepiranno.
Legato al discorso della previdenza complementare c’è anche quello del Tfr (trattamento di fine rapporto. La Fim Cisl è contraria all'introduzione dell'anticipo in busta paga, novità che dovrebbe essere introdotta con la nuova Legge di stabilità. Questa contrarietà è giustificata da tre motivi :
1 Come dimostrato anche da recenti analisi, se si inserisce il Tfr in busta paga, non modificando gli attuali scaglioni di tassazione, il risultato che ne deriverebbe, sarebbe di un beneficio economico molto minore, se non addirittura nullo per la maggior parte dei lavoratori interessati.
2 Ma il danno maggiore consiste nel fatto che si va nella direzione totalmente opposta al concetto, voluto principalmente dalla Cisl, di costruire nel tempo una pensione integrativa attraverso i Fondi Previdenziali, anche con il versamento da parte delle aziende.
3 La decisione di aumentare la tassazione sulle rendite dei Fondi pensione, portandola dall'attuale 11,5%  al 20%, è un’ulteriore penalizzazione per i lavoratori, già  colpiti  dalle varie riforme pensionistiche.
Per questi  motivi, la Fim ritiene che, se proprio si vogliono incrementare le retribuzioni attraverso questo strumento, lo si debba fare in maniera volontaria, con un arco temporale, che sia il più breve possibile, e con la possibilità, da parte del lavoratore, di decidere annualmente se accedere e soprattutto con una tassazione a zero della parte di retribuzione messa in busta paga a titolo di anticipazione Tfr.